mercoledì 22 gennaio 2020


La giustizia di Amir


Palermo 30/02/2018

-Comandante un nivuro l'addesidera qua fuori e sta li' aspettando!

-Caputo,venga.

-Comadi

-Avvicini l'orecchio...non ho capito una minchia....si spieghi meglio!!

-Un uomo di colore nero l'aspetta in sala di aspetto....ehm...di attesa...

-Ok.Lo facciamo accomodare?

-Non lo so lei mi deve comandare...

-Ma certo lo faccia accomodare..!..Era una domanda retorica....

-Ah non lo sapevo.....

-Prego si sieda...lei è?

-Amir N'sahra..sono nigeriano...

-Capisco…..mi dica pure...

-Io denuncio mia morte adesso,perchè io solo qui e mia moglie lontana,io....

-No aspetti,aspetti....non ho capito bene....Lei vuole denunciare la sua morte????

-Si,capito bene...

-Aspetti! Mi dica...lei ha il permesso di soggiorno..?

-Si

-Un attimo.Caputooo!

-Comandi ,eccomi!

-Controlli queste generalita'.....Amir.....

-Amir N'sahra

-Ecco...ha sentito?

-Si ma non ho accapito come si scrive...

-Ha un documento...il passaporto...?

-No

-Per favore puo' scrivermi il suo nome in stampatello?…prego...
Ecco Caputo vada.....vada...
Allora mi spieghi bene ed in modo chiaro....

-Io lavora statale dove c'è sfaccio machine....

-In nero..?

-Si

-bene bene...continui.....

-Io pochi soldi e spendere poco perchè mandare casa che serve tanto. Pititto...

 Io vive con 10 pirsone in casa vecchia,ogni mattina alzare 5 e fare strada a piedi.
Lavora tanto e io stanco la sera torna a casa a piedi....

-Sempre...anche con la pioggia?

-Si,sempre....

-Mii camminare fa bene alla salute....ci sta assai di tempo??

-Caputo!! Ma che chiede..non ...siamo qui per ascoltare la storia della sua vita ma per capire che vuole...ma poi lei che si intromette??
Ha controllato??

-Sissi,regolare da 4 anni......

-Vada per favore....
Prego Amir continui...

-Io fare sempre strada di statale piedi...

-Ecco,scusi,un attimo....volevo chiederle questo prima che interrompesse...vabbe.
Perchè non usa una bicicletta?

-Io fatto ma ora tutta scassata.
Machina preso me e fatto volare.

-Un auto l'ha tamponata??
Ha visto la targa....l'autista si è fermato??

-Io visto auto ferma in buio....io grida e corruto all'auto...ma loro via...

-Vuole denunciare quindi l'incidente....ok.....Caputo!

-No incidente!Io denuncia ora mia morte....

-Comandi!!Le serve il supporto?

-Si un attaccapanni mi serve!

-Subito,arrivo...

-Caputo,ma che ha capito!E' in tono sarcastico!

-Ah non è in magazzino??

-Vada non serve piu...vada....
Allora Amir.....che significa la sua morte??

-Io cammina ogni sera in statale buia e auto preso bicicletta...altra auto preso braccio con specchietto e fatto male tanto...non lavorato due jorna.Io bisogno soldi per famiglia,pititto....

-Capito,continui....

-Io quindi lavora per forza in sfaccio machine e qualche sera auto ammazza me!
Strada tutta buia,niente luce e io paura morire....

-Quindi lei ha paura di morire sulla statale poichè è al buio...non è illuminata…

-Si

-Non capisco il senso della denuncia.
Vorrei capire,visto che non credo lei sia qui per scherzare o prendermi in giro.

-No,no...serio...importante...

-La statale purtroppo non ha luminarie ed è al buio…

-Si si lampioni c’è ma spente…..non capisce.

-Si,concordo…vero è,non sono addumate……

-Caputo,per favore….vada!

-Insomma….non puo’…..non puo' usare il bus....?

-No soldi...famiglia...pititto...

-Ok pititto...ho capito...

-Io paura muore e mia famiglia non sapere e mia giustizia muore pure...Io adesso ancora vivo e quindi io denuncia prima e mia morte “elle sera la responsabiltè des politiciens” che lasciato strada cosi....

-Non capisco….il francese...

-Commandante disse che "sara' la responsabilita' dei politici"....

-Caputo...lei....???...era dietro la porta.......? Grazie....

-Si,responsabili di mia morte....Io cammina di lato ma machina non vede,strada troppo buio e io troppo nero.
Auto non vede strada,non vede me e io poco spazio cammina.....
Io qualche sera muore strada e poi trova me morto domani mattina.....
Io allora chiedo ora giustizia per mia morte...io dico.....”je l'ai dèjà dènoncè....!”

-Caputo....lo so che è la' dietro...

-Io l'ho gia' denunciato...

-Resto sconvolto....Comunque io non posso...non credo sia possibile....

-Io diritto,mia famiglia diritto.....io muore per......minnifutto amministrazione!

-Vuole dire.....in italiano.....inadempienze dell'amministrazione.....

-Si nessuno futti nenti...qui Europa pensava meglio di mio paese.....Perchè auto cammina in strada buia buia?
Perchè auto corre in strada buia?
Perchè luce spenta?!
Io muore per questo.....??
Io muore perchè povero e lascia come cane di fianco strada....

-Mi dispiace...io,sia da uomo che da pubblico ufficiale,non so che dire.....

- Comandanti lei lavora per stato che frega di te,di me e di cittadino...io per questo denuncia...io denuncia mia morte ora......io voglia giustizia...

-Capisco...io non so che dire...posso fare una segnalazione...

-No prego,per favore,per mia famiglia tu fa me denuncia per mia morte.....prego...!

-Caputo,venga...si sieda al computer e scriva....

-Amir sono addispiacciuto per tutto e puru si mori.....

-Caputo,facciamo un verbale....

-In data odierna 30/02/2018 si presenta in questa stazione dei carabinieri il Sig. Amir N'sahra.......tenga il foglio di prima...

-Grazi

-....denunciando una grave carenza di sicurezza sulla statale ed incuria delle luminarie nel tragitto da lui percorso.
Il sopracitato infatti si sposta sulla statale a piedi,percorrendo il bordo stradale,per motivi di lavoro....imprecisati......

-Io denuncia anche questo ma io voglio foglio di denuncia di mia morte..cosi' polizia trova documento di giustizia per mia morte....colpa di loro che frega di cittadino onesto che lavora........Lavora nero perche’ voi detto,perché voi volere!
Voi italiani abituati tutto questo ma io pensava “que c’ètait mieux que dans mon pays...qu’il y avait la une civilisation”...io sbagliato!

-Capitano.....

-Non ce bisogno,ho capito lo stesso.....Scriva Caputo….

-Amir N'sahra denunciando quanto sopra,fin da oggi si dice certo che vi siano altissime probabilita' che una di queste sere lui possa morire a causa di un incidente stradale,di un auto che non vedendo bene la carreggiata buia possa investirlo al bordo strada.....

-Comandante...ma ...si puo' scrivere accussi'....??

-No,pero' me ne assumo io la responsabilita'......a volte bisogna andare al di la' del consentito per capire cosa stiamo sbagliando e cosa non abbiamo capito davvero.....

-Come vuole lei.....purtroppo non accapiscio....

-.....quindi fin da ora denuncia che a causare la sua morte sono tutti quei politici ed amministratori che non hanno adempiuto al loro dovere,responsabilita' e compito di controllo a tutela ed incolumita' del cittadino.
Il giorno stesso della sua morte tutta questa gente rispondera' di quanto accaduto.

-...accaduto,punto.Altro?

-Aggiunga le generalita' nei campi appositi......

-Dove?

-Generalita'!..I dati anagrafici.....

-Io porta con me sempre questa denuncia,per giustizia di me e di mia famiglia.....

-Mi dia la denuncia Caputo cosi' la firmo......alla presenza dell'appuntato....Caputo?Si è aggiunto come testimone nella denuncia..?

-Si,non ho accapito bene quello che mi disse sulle cose giuste che abbisognano al di la' .....ma saccio che Amir avi arraggioni...chista non è civilta!

-Grazie,tu capo buono e saggio...tu buono capo per cittadini.....tu capisci gente....

-Ecco prenda.....ecco la sua denuncia.....

-Grazie,io voglio vivere onesto e se muoio,io volere giustizia di uomo onesto.....

-Tutti vorremmo onesta’ e giustizia ma non siamo capaci di mantenerla......

-Comandanti ma perchè la statali è al buio e non si avvede niente,non ci fossero le luci accapissi ma ci sono!.....

-Questo è il mistero della nostra città ma soprattutto dell'Italia intera!
I disagi,gli scandali,le inadempienze esistono dove vi è possibilita' di miglioramento ma non si attua regolarmente.
Sono i simboli del nostro insuccesso,devono esistere per noi poterci sentire palermitani e quindi vittime giustificate della nostra incapacita'.

-Io potere andare?

-Si Amir....e grazie per quello che ha fatto.....

-Capitano,perchè lo arringrazio'??

-Perchè lui credeva nel nostro paese e nella civilta' che vanta di possedere e ne è rimasto deluso.
Ma ama la vita,una vita onesta e per questo importante e se lui muore in questa maniera allora pretende giustizia,pretende civilta' dove non ve ne è.
Noi cosa amiamo?Noi cosa pretendiamo??
Solo un ipocrita vita civile ed un abituale lamentela che poi dimentichiamo per assuefazione sociale.

-Non accapi’ ma lei ha la mente allitrata...

-Tranquillo non sei l'unico....io adesso grazie ad Amir vorro’ la mente libera....

-Tutti dovessero denunciari....

-Si,denunciare a noi stessi la giustizia che non capiamo e che non sappiamo amare.


LA MORALE NON ESISTE


In ogni tipo di società civile non dovrebbe sussistere una morale collettiva o pubblica volta a dare identità alle genti ma devono esistere solamente delle mutabili regole civili aderenti alle logiche sociali ed alle praticità umane di quel determinato periodo storico.
E comunque esse diverranno necessariamente ed inevitabilmente mutabili.
La morale ha senso di esistere solamente in ambito puramente privato, silenziosa, anonima e puó divenire immutabilmente solida o costantemente incoerente a se stessa.
In entrambi i casi scorrerebbe tranquillamente nelle decisioni ed azioni sacrosante e libere di quel singolo uomo.
Un uomo libero di applicare la sua salda o mutevole morale sulla vita che gli viene innanzi.
La morale gode di una naturale libertà purché non invada la libertà altrui, non la morale altrui.
Non si deve assolutamente stravolgere la vita altrui con l'agire insistente e reazionario della propria morale.
Cosi cesserebbero le sue prerogative poiché perderebbe il fondamentale e distintivo carattere puramente privato e di esclusiva appartenenza.
La morale non influenza e non si fa influenzare dalle azioni ed equilibri sociali..
La propria morale potrà forse sodalizzare con altre simili ed uguali (come parallele che scorrono vicine) ma vista la sua natura potenzialmente incoerente e liberamente instabile non esiste nessuna logica che debba raggrupparla in un unico storno di condivisione pubblica.
Poiche' ció forzerebbe la natura del suo essere ed esistere, ingabbiandola inevitabilmente dentro invisibili limiti di ristrettezza ed uguaglianza che depauperebbero e stravolgerebbero la purezza e libertà del suo evolvere e rinascere.
Una morale infatti si evolve e rinasce allo stesso momento ma dentro una gabbia invece fermenta in dottrine e fedi stagnanti funzionali alla deformazione della realtà sociale ed alla corruzione della libertà del pensiero umano.
La morale non è democratica ma insindacabilmente autonoma e rispettosa della liberta' altrui seppur liberamente irrispettosa ed indifferente verso le ideologie e schemi sociali.
La morale é esclusivamente privata,salda o instabile ma sempre libera di volare da un lato all'altro delle logiche e follie umane.
In natura non ci sono regole ed abitudini morali, non possono esistere in un equilibrio anonimo e silenzioso quale la natura.
Equilibrio logico ma orfano inconsapevole delle regole logiche di un collettivo sociale. 
Tutto si muove spinto da un libero istinto di sopravvivenza naturale e rispetto umano.
La società civile si autorganizza con regole ed abitudini dettate da necessità strategiche e convenienze momentanee.
Spesso la morale viene influenzata e manipolata da queste regole ed abitudini ma puramente per convenienza sociale e sfruttamento ideologico.
Così facendo si contraddice e si dimentica il diritto acquisito ed ormai accessibile di libertà e democrazia alla quale la società ha tanto aspirato.
A volte la societa' sfrutta la democrazia e ne avvilisce la morale illudendoci possa servire per mantenerla.
La liberta' non segue nessuna morale anzi democraticamente la ignora.
Si è sognato la democrazia per poter essere finalmente liberi di pensare e di fare.
Anche la libertà é intima e privata purche' non danneggi la libertà altrui. Detto questo la morale non ha obblighi ed abitudini, non ne esistono in natura e quindi per questo è socialmente libera e neutrale.

La terra che ci scorre nel sangue profuma di ricordi perduti
Da una storia 1/4 vera

Una strana evenienza mi coinvolse una mattina di agosto,una mattina arida di vento e silenziosa di cicale che tutto avvolgeva quell'ozioso paesino,minuscolo puntino che opaco si intravedeva nella campagna siciliana come un cespuglio nel terreno stepposo.
Conteneva circa 1500 anime purganti dimenticate dal mondo ed ignorate dalla storia e dal suo scorrere.
Quella rimasta era infatti gente che controvoglia si allontanava da quell'isola-villaggio che galleggiava sul tempo e si bagnava di antiche abitudini,germogliate e radicate in quell'arido terreno che costituiva cosi morbosamente e necessariamente l'unico senso del loro esistere.
Quella mattina non era diversa dalle altre,mentre leggevo il giornale vidi comparire innanzi a me,cosi dal nulla,un massiccio anziano signore che mi osservava con quella sua faccia spigolosa e quegli occhi vivi ed azzurri.
Mi fissava, mi guardava e mi interrogava con mille pensieri che rimbalzavano dentro la testa e scoppiettavano dentro i suoi occhi.
Presi un lungo respiro e mi tuffai verso di lui.
"Buongiorno, assa mi ricissi?"
"Buongiorno é per caso lei il signor Campolo?
Quel suo accento torinese stonava e spiazzava, visto che usciva fuori da quel viso contadino,scuro e nerboruto e si riusciva a percepire un celata cadenza siciliana.
"Si, per cosa mi cercava?"
"In realtà io cercavo suo nonno Calogero...... ma....."
"..... buon anima, ci ha lasciato da tanto ormai...."
"Infatti, ma lei va benissimo visto che é il nipote........la famiglia é la stessa"
"Le hanno detto bene....."
"Passiamo al dunque!" con un espressione più seriosa e preoccupata "Suo nonno ci aveva promesso che avrebbe sistemato tutto definitivamente e per sempre!
Ma così non é andata!
Adesso.....dico.....che professionalità é questa?
Visto che lei è della stessa famiglia e gestisce anche lei lo stesso ufficio,é in dovere di risolvermi questa spiacevole grana!
Ce lo deve proprio!!"
Era risoluto ma la sua pareva piu' una finta rabbia contenuta da un palpabile senso del rispetto.
"Guardi con calma possiamo risolvere tutto nei limiti delle mie possibilità ovviamente.
Ma poi lei mi parla di mio nonno, del suo operato e del lavoro che svolse decine e decine di anni fa.
Mi sta dicendo in maniera generica che voi,non so chi,avete subito un disservizio da parte di mio nonno che si sta palesando adesso e quindi ora venite a renderne conto a me che sono il nipote, il quale casualmente lavora nello stesso ufficio anagrafe??!!"
" Sissignore! "
" Allora guardi, io per rispetto della sua età e per la fiducia che nutro nello sperare che lei abbia davvero una seria richiesta da farmi,con gentilezza le chiedo di farmi capire meglio e spiegarmi tutto.
Mica ca è putia e iu sugnu u putiaro!
Il tempo lo abbiamo poiché me ne avanza ogni giorno,sono sicuro che non andra' sprecato ascoltando ciò che ha da dirmi di importante.
Mi dica....... ah ma prima di tutto, lei chi é? "
" Signor Campolo la sua richiesta è lecita e lei é un educata e degna persona"
"Grazie, si sieda...."
"Io mi chiamo Ernesto Galofaro e vivo ad Ivrea  ma sono nato qui a Cusasira,non so se per caso o per destino.
Certo non c'era messo nascessi qui.
Mio padre mi portò via dopo la morte di suo padre avvenuta pochi mesi dopo la mia nascita"
"Garofalo?! Chiddi della Piana secca?
" Non più,Galofaro mi chiamo"
"Scusi un attimo, giusto per capire meglio, sa deformazione professionale, mi faccia guardare l'archivio telematico.
Galofaro Ernesto.
Ecco.
Ecco qua..... nato nel 45 da fu Michelangelo e Caterina Crapanzano"
"Sissignore eccomi qua, poi ci furono altri due fratelli nati al nord.
Ma è come se lo fossi anch'io,infondo.
Questa é tutta la storia della famiglia Galofaro e ciò che resta"
"Non ha parenti qui?"
"No! Morti mio nonno Bastiano e mia nonna Assuntina,qua non c'era più nessuno"
"Ah capisco, sicuramente Bastiano era figlio unico ed i parenti tutti emigrati!
Capita in paesini come questi scordati dal Signore dove c'é solo la terra come sostentamento.
Chi ha potuto é scappato"
"Niente affatto, mio nonno aveva quattro fratelli ed i loro discendenti erano e rimasero aggrappati a queste maledette terre, aride come la gente che le brama e le custodisce gelosamente.
Ma quella é un'altra famiglia, un'altra razza, non ha niente a che fare con la famiglia Galofaro"
"Signor Ernesto, io la sto ascoltando ed ho grande stima per la sua figura ma mi deve spiegare, visto che ormai abbiamo iniziato questo dialogo surreale del quale ancora non conosco il motivo e lo sviluppo, come é possibile che dei fratelli siano di famiglie differenti.....di razza differente"
"Invece é proprio così..."
"Quindi anche se siete tutti Galofaro suo padre appartenne ad un'altra razza, come dice lei?!"
"Ecco é proprio questo il punto, quella famiglia si chiama Garofalo ma la mia razza si chiama Galofaro.
Mio nonno si faceva chiamare Galofaro seppur sulla carta era Garofalo e mio padre fu ufficialmente Galofaro ed appunto i fratelli di mio nonno e la loro discendenza erano Garofalo!
Mio padre,io ed i miei fratelli fortunatamente siamo Galofaro.
Semplice, come vede due famiglie ben distinte, non sono la stessa razza!"
"Signor Ernesto, io sono pacienzuso ma lei mi sta confondendo e mi sta facendo dubitare della sua buonafede.
Lei mi vuole vendere per buono ca dei fratelli si acchiamano con cognomi differenti ma simili.
E non sono figli di padri diversi e madre uguale allora lei mi sta coglionando.
E poi resta sempre la domanda : che c'entra la bon'anima di mio nonno?? "
" Allora,io non voglio che lei si adduma come un cerino e se le è rimasta ancora pacienza le spiegherò tutto"
Mi quietai e mi preparai a questo viaggio nella storia di quella assurda ed anzi strana famiglia che ebbe come palcoscenico il paese di Cusasìra.
"Un tempo mio nonno Bastiano faceva di cognome Garofalo come anche i quattro fratelli di mio nonno.
Tutta la famiglia godeva dell'importante lascito concesso al nonno dal Conte di Fitalia,questo era cresciuto nella sua cascina e gli fu fedele servitore, più devoto dei nipoti che attendevano di spogliarlo di tutti i suoi beni, del feudo desolato ma esteso di Piana secca.
Un enorme distesa di steppaglie e rocce che poteva comunque essere lavorata e sfruttata.
Il loro nonno mise su una coltivazione di mandorli ed ulivi ma quel terreno era difficile da lavorare e carente di acqua.
Dava i frutti necessari per poter sfamare a stento la famiglia.
Mio nonno non si poteva persuadere che quell' immenso feudo fosse grande a matula e che agli occhi di tutto il paese era stato più un supplizio che una fortuna.
Come fosse una donna sterile.
Ma quella terra poteva essere ingravidata diversamente,poteva diventare fertile.
Ma il padre e gli altri figli non volevano che si toccasse loro quel feudo che nonostante tutto dava orgoglio e lustro a quella famiglia.
Erano dei possidenti terrieri, possedevano un feudo tutto loro.
A maggior ragione del fatto che il padre affitto' a gabella alcuni appezzamenti centrali, visto che da soli,con il loro lavoro,non riuscivano a monetizzare abbastanza.
Pero' mio nonno si era convinto che un feudo cosi grande dovesse avere nel sottosuolo un filone di acqua sicuro, le montagne non erano lontane.
Ed altri terreni ancora più lontani da esse, erano floridi.
Si doveva scavare e più a fondo di come provo' a fare il Conte.
Il terreno era una distesa di terra e pietre e diveniva dispendioso e faticoso spietrarlo come si fece per gli alberi piantati anni fa.
Senza dire nulla alla sua famiglia si mise sul dorso di un mulo e raggiunse il paesone di Glufi ai piedi dei monti.
Lì cercó la piu' grande ditta edile e parlando con il capomastro propose di offrirgli gratuitamente una fornitura di buona pietra fino al suo esaurimento.
Unica condizione era che fossero loro a provvedere all'estrazione ed al trasporto.
Tutto questo senza danneggiare o impedire le colture che li si sviluppavano.
Ed inoltre ad esaurimento della fornitura, con i loro mezzi più sviluppati, avrebbero scavato un pozzo.
Allora cosi iniziarono a spietrare il terreno e per cinque anni la ditta edile si rifornì gratuitamente di ottima pietra.
Ma tutto ciò non fu così facile e ben accetto.
Quando la famiglia seppe di quell'accordo ci fu il Viva Maria!
Nessuno poteva accettare che estranei facessero il loro comodo, entra ed esci come i padroni.
Derubando qualcosa dalla loro terra e per giunta senza pagare nulla.
Che figura avrebbero fatto con i piccoli gabellotti al servizio di quel feudo derubato!
Che vergogna dava a quella famiglia che aveva conquistato tanto lustro.
Aveva macchiato il buon onore di quella famiglia che appunto per questo non poteva permettersi altro fango venendo meno a quell'accordo fatto, a quella parola data. Quindi a corna calate subirono per cinque anni quell' umiliazione.
Mio nonno venne tenuto ai margini della famiglia ricevendo il sostentamento basilare ed un freddo rispetto, salvo per la madre che in cuor suo capiva il comportamento di quel figlio ingegnoso e con gli occhi pieni di vita.
La madre lo capiva e lo aiutava in silenzio.
Durante quei cinque anni mio nonno si fidanzo' ma non poteva sposarsi perché oltre a non ricevere il sostegno della famiglia non aveva sufficiente denaro nonostante la blasonata proprietà.
Quindi sperando tempi migliori e nuove opportunità la famiglia si ritrovo' un infinita distesa di terra setacciata e bella tratturata, liscia liscia e bella ossigenata, solo in attesa del tanto sperato pozzo.
Come pattuito quei giorni vennero e grazie all'esperienza dei mastri e le loro strumentazioni si scavo' un bel pozzo che pescó la vena giusta, quella di un torrente sotterraneo.
Fortunatamente la famiglia terminó quell'ammutinamento e si riavvicinó al figlio ribelle.
Finalmente quel feudo poteva divenire verde e florido grazie all'abbondante acqua del provvidenziale pozzo.
Ma a mio nonno macinava il cervello dopo aver visto le potenzialità della tecnologia e come grazie ad essa si poteva evitare di faticare come bestie sotto il sole.
Riunì tutta la famiglia e con entusiasmo spiegò che la loro fortuna non sarebbe venuta dal terreno ma dal suo sottosuolo.
C'era abbondanza di acqua e loro sarebbero divenuti imprenditori, avrebbero fornito l'acqua a tutti i terreni circostanti.
Inizialmente nessuno voleva rinunciare alla possibilita' di vedere fiorire il proprio feudo, addobbarlo di distese di coltivazioni ed innalzarlo a gioiello e vanto della famiglia. Un immensa coltura simbolo di abbondanza e ricchezza per quella famiglia di benestanti possidenti.
Certo vi era tanto lavoro da affrontare con scarse risorse economiche ed incerte possibilità di immediata riuscita. Nessuno poteva scommettere se dopo gli sforzi i raccolti avessero ripagato tutto.
Ed in quanti anni?
La madre intanto pregava per quelle sciagurate teste e sperava ascoltassero quel figlio vivo ed intelligente.
Mio nonno prospetto' grandi ricavi ed immediati.
Ne era sicuro.
Stavolta vollero ascoltarlo.
Si trattava di fare vari pozzi che bloccassero di volta in volta la vena del torrente fino ad avvicinare il flusso al livello del terreno.
Da li avrebbero incanalato il flusso in delle gebbie.
Dopo si sarebbero rivolti verso il monte scavando dei pozzi cartesiani e dei mulini che avrebbero distribuito l'acqua altrove.
Importante era l'acquisto di strisce di terre ai piedi del monte.
Tutto questo avrebbe avuto un costo, dovevano sacrificare parte del feudo o meglio le parti esterne. Venderle per far cassa, per un fine importante.
Assicurò che avrebbero ricompattato il feudo.
Con le vendite acquistarono i nuovi terreni e con il prestito bancario che affrontò mio nonno misero su tutta la struttura e la strumentazione per estrarre e distribuire l'acqua.
Misero su insomma quella nuova impresa.
E dopo tre anni i lavori terminarono ed anche i sacrifici economici ed i pranzi a pane e cipolla.
Gli impresari Garofalo divennero gli unici fornitori d'acqua di quei territori, coprendo km e km di terreni con le loro acque.
Chiunque poteva adesso sviluppare le proprie colture grazie a quella dolce acqua che peró veniva venduta salata.
Erano gli unici e si facevano pagare.
Nessuno di loro toccò più una zappa e se ne infischiarono pure del feudo.
Diedero tutto in gabella e tennero solo un appezzamento come giardino per il nuovo baglio e palazzo patronale.
Mio nonno aveva guidato quel branco di asini verso il benessere.
Erano la sua famiglia e si sentiva orgoglioso di averla salvata da quella bigotta stupidità e da un futuro misero.
La madre ringraziava ogni giorno il Signore di avergli dato quell'ultimo figlio.
Era già il 1916 e la guerra esigeva soldati, la patria reclamava morti.
Togliendo le due figlie femmine già destinate allo zitellaggio salva-dote, il maggiore esonerato come primogenito ed il secondo figlio zoppo ed inabile al reclutamento, restava solo Bastiano abile alla guerra.
La sera prima della partenza i fratelli riuscirono a trovarlo ed acciuffarlo dopo il suo tentativo di renitenza.
Dicevano loro che un disertore ledeva l'onore della famiglia ma infondo volevano solo liberarsi di lui adesso che tutto era sistemato, l'ingranaggio ben oliato ed avviato.
Questo benessere li aveva resi più cattivi e malandrini, come animali stupidi ma feroci impararono a difendere in qualsiasi modo la loro preda.
Mio nonno baciò la madre straziata dal dolore ed abbraccio la sua promessa sposa Assuntina.
Mio nonno partì ma dopo il 1918 non tornó.
Cosa accadde?
Durante la guerra mio nonno scriveva alla madre e ad Assuntina.
Venne mandato in Libia.
Dopo un paio di mesi Assuntina non scrisse più e la famiglia gli scrisse che Assuntina era morta di spagnola
Nel frattempo pensarono bene di corrompere e poi minacciare l'impiegato postale.
Le lettere della famiglia poi cambiarono tono e sensibilità. Un anno dopo arrivó una strana ed apocalittica notizia.
L'impresa era fallita, il torrente si era prosciugato ed i carabinieri avevano appurato che quell'acqua apparteneva agli eredi del Conte ed anche del comune.
Tutti, anche la banca, lo avevano denunciato e la sua famiglia per vergogna e paura tutta stava emigrando in America.
Gli consigliavano ed anzi gli facevano obbligo di non tornare sia per i rischi legali e sia per l'immenso fango gettato sulla sua famiglia.
Che si restasse pure a lavorare in Libia o in qualsiasi altra parte del mondo purché stesse lontano dalla Sicilia.
Mio nonno,dopo le dolorose perdite e delusioni, nel 1919 dalla Libia voleva recarsi in Germania in cerca di nuove possibilità e specializzarsi ancor meglio nei lavori di ingegneria pubblica a cui partecipò in Libia con il genio militare.
La nave dall'Africa attracco' a Catania e da li ne sarebbe ripartita un altra per Amburgo.
Il richiamo della propria terra era forte, era a due passi dal suo paese.
Erano passati degli anni, il suo volto era cambiato e si era ricoperto di peli, in inverno coperto di roba non lo avrebbe certamente riconosciuto nessuno.
Solo una passeggiata di un paio di ore e sarebbe riscappato verso il porto di Catania.
Dopo un viaggio tra provinciali e trazzere su corriere e carretti mise piedi a Cusasìra.
Già l'Ave Maria richiamava i contadini alle case, tanti contadini.
I terreni si coltivavano ancora.
Chissà se la sua vecchia impresa era stata ripristinata visto la sorprendente e provvidenziale acqua nel sottosuolo.
Le campagne per la prima volta erano divenute floride e produttive grazie a quell'acqua che a chiunque appartenesse era stata donata dal Signore per il bene di tutti.
Per questo era giusto che l'impresa con i suoi canali distribuisse ancora acqua.
Eccola infatti.
I mulini, i canali, le gebbie attorniate da uomini e carretti. Mio nonno era felice ed ormai poteva anche tornarsene al porto, nonostante dovesse riaffrontare il fresco ricordo di quello straziante viaggio.
Ma ne era valsa la pena.
Mentre camminava verso il punto di noleggio del carretto una voce curiosa lo invitó a farsi dare un passaggio.
Allora mio nonno, piacevolmente colpito, ringraziò e voltandosi riconobbe il fratello.
Quello sorrise ma pian piano stringendo gli occhi e sciogliendo il sorriso si tramutó il viso in una maschera della commedia greca.
Mio nonno dopo aver gridato "Cosaa inutili chi siti tutti!!" come un pazzo si diresse verso casa di Assuntina.
Lì inizió a bussare come un pazzo.
Assuntina aprì e lui la bació davanti alla sua famiglia
 "Ti giuro davanti a Dio che ti sposo ma adesso datemi un fucile".
Il padre guardó il muro, mio nonno entro', lo afferró e scappo' via nonostante le urla della frastornata Assuntina. Dopo quattro anni il fidanzato Bastiano era li' sano e salvo.
Assuntina non volle più fidanzarsi,almeno se non avesse visto il cadavere o la tomba di Bastiano.
Mio nonno non sapeva nulla di tutto questo.
Intuito tutto gli scese il sangue davanti agli occhi!
Con il cuore che gli rimbalzava fuori dal petto, arrivó nell'atrio del baglio dove in maniera agitata, convulsa e violenta i due fratelli conversavano con il padre.
Pazzo di rabbia e tremante di fatica mio nonno punto' il gruppetto, mia nonna con gli occhi felici buttó un urlo disperato che fece sussultate e rabbrividire mio nonno che sparó verso quelle facce tramutate dalla paura e disperazione.
Il primo colpo prese il fratello sano sulla gamba, il secondo fece saltare la coppola a quel cane degenerato del padre ed al terzo il fucile si inceppó.
Mentre mio nonno si stava avventando contro quei disgraziati alcuni uomini lo bloccarono e neutralizzarono.
Ci vollero cinque persone per renderlo innocuo.
I feriti volevano lo impiccassero per sbarazzarsene definitivamente, ringhiando minacciosamente agli uomini li convinsero ad incaprettarlo.
La madre urlando come una forsennata inizio' a graffiarli ma il marito la gettó in terra dove svenne e rimase ignorata.
Mio nonno per l'irrefrenabile furia si laceró bocca,lingua e mani.
Mentre la corda gli passava per il collo entrò la camionetta dei carabinieri.
Assuntina convinse il padre a mandare i carabinieri al baglio Garofalo dove Bastiano era sicuramente diretto.
La corda al collo scomparve ed i carabinieri lo liberarono ma lo tennero comunque bloccato.
La madre morì quel giorno, il padre ed i fratelli vennero condannati ad un rimborso economico ed alla cessione di parte dei terreni.
Mio nonno sposo' finalmente Assuntina ma non volle andare via dal paese, voleva umiliare la sua disgraziata famiglia, riscattare il suo di nome,li avrebbe ripagati confermando il timore che avevano di lui.
Gli avrebbe portato via tutto.
Questa adesso la sua vendetta.
Prese i terreni ai piedi dei monti.
Aprì l'Impresa Ninetta Acque Cusasira, in memoria della madre.
Chiuse e bloccó il vecchio ed unico flusso di acqua che riforniva la sua vecchia impresa.
I mesi passavano ma pochissimi contadini compravano la sua acqua e nonostante avesse messo su un eccellente bacino di raccolta e distribuzione non arrivavano nuove richieste.
La sua vecchia ditta era ancora in attività e florida.
La disgraziata famiglia aveva minacciato tutti i contadini con metodi criminali,soprattutto grazie a delle nuove alleanze malavitose intrecciate negli anni.
Grazie ai soldi e favoritismi scavarono altri pozzi piu' profondi e trovarono altri torrenti abbastanza importanti. Queste notizie crearono pian piano un clima di sconforto e delusione in mio nonno,proprio nel momento in cui doveva festeggiare e rallegrarsi per l'arrivo di Michelangelo. 
"Sono rimasto ad ascoltare l'interessante storia della sua famiglia e credo di aver capito adesso il perche' dei due cognomi ma ancora non capisco bene le dinamiche che coinvolsero mio nonno"
"Suo nonno all'epica della nascita di mio padre era fresco fresco assunto come impiegato comunale dell'anagrafe ma già praticune perché bazzicava l'ufficio con suo padre.
Adesso pare evidente che suo nonno abbia canciato le carte dei documenti e stracanciato i cognomi"
"Si, questo é plausibile e lo avevo ipotizzato anch'io.
Ma a sto punto vossia cosa lamenta se mio nonno fece tutto e preciso nonostante trattasi di intrallazzo che oggi farebbe andare in galera?
Infondo mettendo la scusante dei tempi storici e la differenza di controlli potrebbe passare come una bravata innoccente o una distrazione casuale. "
"Come??!Suo nonno ci promise che mio padre sarebbe stato senza storia, senza famiglia ed avi, sarebbe spuntato dal nulla ed avrebbe creato un nuovo ed unico ramo di una nuova famiglia.
Ma oggi quella promessa viene a mancare!"
"Prima di chiederle perche' la promessa non sia stata mantenuta,a me preme capire ed approfondire perche' mio nonno si prestó a questo illecito benevolo.Lei lo sa?"
"Bene,le concedo questa dovuta confidenza.
Suo nonno fondamentalmente capì lo stato d'animo di mio nonno e condivise con lui quella rabbia e stizza verso della gente brutta ed ingiusta.
Lui lo aveva appurato a sue spese, pochi anni prima il padre venne assassinato poiché non volle cedere ai ricatti ed imposizioni di quella gente criminale che proteggeva e curava gli affari della famiglia Garofalo.
Non li volle assecondare in un sporco affare che riguardava terreni da espropriare a povera gente.
Così venne ucciso e nonostante in giro si sapesse,la giustizia sentenzio' che ignoti briganti lo derubarono e lo uccisero.
"Ah non sapevo questa storia sul mio bisnonno.
Non le nascondo che approfondiró questa faccenda. Quindi mio nonno aveva le sue ragioni per aiutare ed assecondare il suo.
Il ricordo che ho di mio nonno era di una persona buona e tutti lo dipingevano come una persona corretta.
Grazie per la spiegazione."
"Prego. Ma adesso mi deve chiedere l'altro perché"
"Si. Perche' lei é dovuto tornare qui?
Perchè la promessa è disattesa?"
"Bene.Due perchè ma per la stessa risposta.
Un mese fa io ed i miei fratelli ricevemmo una carta dal tribunale di Cusasira qualemente eravamo destinatari dell'eredita di quelle terre.
Noi increduli non capivamo cosa poteva legarci ancora a quelle terre lontane sconosciute e rinnegate dalle nostre memorie.
Purtroppo solo la mia carta di identita' ne era macchiata a vita.
Dopo aver approfondito la questione ci spiegarono che un certo Filippo Garofalo era morto senza eredi e che noi tre Galofaro eravamo gli eredi piu' prossimi per parte di padre.
Trattavasi di un nipote di un fratello di mio nonno.
L'ultimo esemplare di quella disgraziata stirpe scompariva con questo.
Lasciava ancora buona parte di quell'originale appezzamento che il suo bisnonno ed i suoi figli avevano derubato a mio nonno e scippato criminalmente alla povera gente.
Il destino non conosce la dilatazione del tempo e la giustizia non risente degli effetti del suo scorrere, cosi dopo tantissimi anni quella stirpe scompare e quei beni rubati ritornano dalla parte giusta, nelle mani della famiglia che le meritava.
Il destino é strano.
Ovviamente mio nonno non c'è piu' da parecchio ed anche mio padre è scomparso da un po' ormai.
Io ed i miei fratelli non sentiamo nel sangue e sulla pelle quel brivido di soddisfazione o quel prurito di orgoglio,questi non hanno mai fatto parte della nostra vita e dei nostri ricordi.
Siamo una famiglia nata pura e nuova senza passato e senza avi.
Niente ci lega a questa terra.
Mio nonno cambio' il cognome di mio padre e cancelló i ricordi di una famiglia sbagliata.
Adesso non posso sconvolgere ció che é stato eliminato. Non possiamo.
Non vogliamo quelle terre!
Suo nonno ce lo aveva promesso!!"
"Vossia ha ragione e mi sento di dirle che la capisco.
Ma mio nonno non poteva sapere e prevedere quel salto tecnologico che vi é stato in questo secolo,lo avra' intravisto suo padre ad Ivrea e lei in questi decenni come la tecnologia ha sostituito le persone e migliorato alcuni lavori.
Qui in comune e negli archivi niente si fa piu' con libroni, archivi e fogli.
Tutto é inserito in un computer ed il programma di lavoro gestisce archivi e documentazione.
Significa che incrociando i dati é uscito il lontano legame dei due cognomi che non è sfuggito al computer.
Può sfuggire ad uomo che fa errori piu' o meno voluti.
Ma non sfugge ad un computer.
Mio nonno le disse il vero e così sarebbe stato se oggi si lavorasse ancora come al tempo suo.
Io non posso fare piu' niente per mantenere quella promessa ma mi creda se avessi potuto l'avrei aiutato come fece allora mio nonno.
Aggiungo inoltre che oggi è un azione illecita."
"Io accapiscio quello che lei mi sente dire ma io sono qua davanti a lei.
Sta situazione si deve raddrizzare ed accomodare,per piacere.
Lei mi sembra la persona piu' adatta per aiutarmi.
Io qui non conosco nessuno, come fossi in un qualsiasi paesino nel mondo, lei é la figura piu' vicina alla mia persona, la piu' familiare in questo pezzo di mondo e quindi é l'unica persona che mi puo' aiutare.
Se non posso addossare colpe all'operato di suo nonno e quindi per riflesso lei non ha obblighi verso di me almeno per solidarietà ed umanità lei mi deve risolvere sta situazione.
E le ricordo spassionatamente la promessa di suo nonno,senza colpe si intende."
"Mi scusi alla fine il senso é sempre lo stesso, ci debbo spirugghiare sta situazione perché mio nonno volle aiutare il suo!
Allora mi ascolti io per umanità cristiana la voglio aiutare. Davvero mi creda e solo per questo non la poso,cosi di primo acchito.
Anche se ad ora non vedo soluzioni.
Ma il buon Dio dona consigli e la storia dell'uomo é piena di soluzioni inaspettate ed insperate.
Si dice la notte porta consiglio ma é solo che a mente rilassata e spensierata il cervello lavora meglio e pesca nelle parti piu' remote dell'ingegno umano."
"Che minchia significa giovanotto?"
"Signor Galofaaaroo caro, assignifica ca......ci vediamo domani ca matinata al.......monumento dei caduti in piazza."
"Chi ciura?"
"Si con i fior...... A domani signor Galofaro!!"
"Ma l'attrovo domani?"
"Si, parola di Campolo!"
"E su due volte........viremu sta vota...."
"Ah, chi cungnintura, buonasera."
La notte trascorse e fu silenziosa carica di odori secchi spalmati da un vento ozioso e caldo su quella nenia stanca e pigra dei grilli e cicale.
Accostato alle tarlate imposte Ernesto Galofaro scrutava quell'ignoto spettacolo che rapiva con malincuore la sua anima, si riscopriva incredulo, stupito di tutto ciò e temeva quell'innato legame dal quale la sua famiglia era sfuggita, non per destino ma per sconfitta.
L'orgoglio da solo non bastó a sviluppare una nuova stirpe salda e florida.
Il male non fu mai la terra arida e disgraziata ma il seme che generó quella cattiva stirpe Garofalo.
Infondo il cognome e gli antenati che lo portarono prima non avevano colpa per quei loro figli e discendenti disgraziati e coloro che lo portarono con infamia.
Infondo i Galofaro erano dei Garofalo che si distinsero per onestà e caratura morale.
I Galofaro furono la discendenza degna degli antichi Garofalo.
Ma quell'eredità appartenne invece ad una nuova generazione degenerata e per giusto contrappasso estinta.
E' pur vero che dentro quell'eredita'vi era ancora buona parte delle terre che il nonno Bastiano"Galofaro" si era conquistato con onestà, indebitamente sottrattegli. Purtroppo nonostante queste verità,ufficialmente risultava divenire adesso un lascito di quella parte di famiglia cattiva dalla quale il nonno fuggi' e che ripudió giustamente.
Ma adesso quelle terre ritornavano dalla parte giusta ma i fratelli Galofaro discendenti di Bastiano volevano mantenere le volonta' del loro nonno.
Ernesto,in quel luogo ed in quel momento,si senti' combattuto nell'animo poiché credette fermamente che quelle terre appartenessero per diritto al nonno,infondo furono sottratte e non poteva rappresentare affatto una vera e propria eredita dei Garofalo.
Pero' li' vi erano terreni e proprietà ottenuti con la violenza ed il sopruso a spese della povera gente di Cusasira .
Quelle proprietà facevano gola alla mafia che vista la familiarita' con i malaffari dei Garofalo la credevano loro proprietà.
Quella era terra contaminata dalla mafia e dall'arroganza dei Garofalo seppur originariamente terra sudata e benedetta dal nonno Bastiano e da altra povera gente disgraziata.
Non sarebbe stato meglio ridarla a chi la meritava?
A gente come il nonno che aveva sudato quella terra e voleva continuarci a sudare sopra per lavoraci e potersi sfamare.
E così tra tanti pensieri, odori e rumori si addormentó profondamente.
Il sole venne ad illuminare tutte le case e le genti sotto questo cielo.
Anche a Cusasira fece giorno.
Pieno di carte, libri e scartoffie varie,Campolo si dirigeva al monumento dei caduti, lì ad aspettarlo Ernesto con un fiore di Sulla ed uno di Luppino.
"Buongiorno Campolo, i fiori ce li ho portati come vede."
"Lei si susio con il babbio, tanto i pensieri me li ha scaricati a me che ho travagghiato tutta la notte per vossia e sta storia assurda."
"Il mondo é assurdo caro Campolo e noi dappresso. Ebbene.....?"
"Allora intervenendo retroattivamente si incontra un vizio nella procedura che non tiene conto della verifica oggettiva e testimoniata della registrazione all'anagrafe tale da rendere inconfutabile l'oggettiva familiarità del richiedente all'atto della registrazione e cosi facendo annulleremmo un indizio che salta certo all'occhio essendo accomunato dalla medesima origine e vicinanza geografica in modo che gli stessi suoi fratelli rafforzino la stessa origine sua che cosi sarebbe per tutti uguali e legati allo stesso cognome e luogo geografico di nascita...."
"Dopo retroattivamente mi confunnivi Campolo.
Qual'é u succu??"
"Insomma lei deve intraprendere un azione giuridica supportato dai suoi fratelli per affermare che suo padre in realtà é figlio della famiglia Galofaro ma adottato a parola e cresciuto da Bastiano Garofalo come un figlio.
Io le daró un documento dove si attesta che le cose stanno così e distruggeró l'originale.
Infondo nessuno dubiterà visto che state rinunciando ad un eredità di un sacco di soldi.
E creda che la cosa per me é abbastanza azzardata e li jammi mi fanno giacomo-giacomo.
Cosi chiudiamo sta storia e siamo pari.
E vossia e la vostra storia di famiglia ve ne ritornate lontano dove eravate."
"Ha detto bene,questa storia era lontana e sepolta dal peso degli anni e della distanza ma il destino scorre dentro gli atomi della vita e riscopre,senza capirne i tempi ed i luoghi,ciò che si credeva perso nel sangue degli uomini, miscelato dalle molteplici generazioni.
Ma dentro me scorre il sangue di mio nonno e dei Garofalo prima di lui, voglio o non voglio.
Cosi sarà inconsapevolmente per i miei figli ed i miei nipoti."
"Quindi????"
"Quindi non possiamo fare come dice lei."
"Ma sta babbiannu, mi fa fari u sangu acitu lei.
Ma cu ci a purtó??!!
E ca avi a fare??"
"Non posso rinnegare mio nonno e la sua storia.
Ma posso risistemare le cose e rimetterle come sarebbero dovute andare.
Ho capito che questa é l'occasione e la rivincita che mi si presenta.
Non c'è piú mio nonno ma ci sono io che sento e capisco quello che lui sentiva, in me scorre lo stesso sangue che scaldava la sua anima.
Qui su questa terra quasi si é sciolto e lo sento scorrere forte dentro me.
Una forza mai sentita e mai ascoltata."
"Signor Ernesto io non ho dormito per aiutarla e lei mi fa sballare e mi fa puro u filosofo...."
"Ha ragione ma creda respirando quest'aria ho capito cosa devo fare,adesso ho capito cio' che gia' sentivo leggero leggero come un fastidio,un prurito,un formicolio gia da ieri sera.
Ho capito cos'è la cosa giusta.
Io ed i miei fratelli doneremo le proprietà al Comune a patto che siano destinate ad Associazioni antimafia e ne possano usufruire tutte le vittime di soprusi e vessazioni dei mafiosi.
Sarà una realtà fresca e nuova dove legalità e correttezza verso la natura saranno le principali priorità.
E lei Campolo sarà il curatore, il direttore, il supervisore.... tutto ciò che vuole!
Queste le nostre richieste per la donazione."
"Ah!! Che colpo di scena!"
"Naturalmente tutte le scartoffie burocratiche e le spese di successione e donazione se le accollerà il Comune."
"Nient'altro??"
"Ah si, il nome : Feudo libero Garofalo-Galofaro."

mercoledì 13 marzo 2019

Sicilia airlines, favola siciliana per sognatori

Tanto tempo fa la Regione Siciliana ha creato e sviluppato una compagnia low cost regionale.
Lo sapevate?
La Sicilia airlines, una compagnia in crescita e molto conosciuta all’estero.
Si tratta di una spa dove il principale azionista è la Regione Siciliana.
Questa è l’azienda a partecipazione mista più redditizia che un amministrazione siciliana abbia mai gestito.
Tutto nasce dalla volontà di incrementare e capillarizzare l’afflusso turistico nella nostra Sicilia.
Politici coscienziosi e lungimiranti spesero il loro mandato politico nel dedicarsi con onestà e sacrificio a migliorare il futuro dei siciliani e della loro terra.
La missione della compagnia è una visione rivoluzionaria: il turista doveva sentirsi accompagnato letteralmente da casa sua fino in Sicilia e guidato ogni momento della visita in Sicilia.
E come poterlo fare?
Prima di tutto fu sviluppata una massiccia pubblicità atta a valorizzare e far conoscere il nostro territorio all’estero.
Grazie alle statistiche dei flussi turistici vennero inaugurate le prime Sicilyhouses a San Pietroburgo, Parigi, Monaco di Baviera e Londra.
Successivamente Mosca, Barcellona, Stoccolma, Amsterdam e Zurigo.
Ed infine Roma e Milano.
Le Sicilyhouses funzionarono inizialmente come hub turistico di promozione e divulgazione e successivamente da vero e proprio broker commerciale.
La prima fase puntò tutto sul turista; infatti collaborando con tour operator stranieri si promosse la possibilità di accedere a molti servizi appena arrivati in Sicilia utilizzando lo stesso biglietto aereo.
Il biglietto diveniva così una vera e propria card del turista – SicilianCard – che permise l’accesso a tutti i monumenti, siti museali ed archeologici della Sicilia.
Ed inoltre grazie agli accordi commerciali con le varie ditte azioniste e partner della Sicilia airlines, si poterono avere scontistiche in alberghi, ristoranti, autonoleggi e negozi.
Si era riusciti a creare una rete commerciale che coinvolse molte attività del settore turistico siciliano,varie furono le visite di degustazioni in caseifici e cantine e visite didattiche in botteghe artigiane.
In un secondo momento la compagnia aprì anche ai voli cargo esportando prodotti e manufatti siciliani che vennero smistati nelle varie Sicilyhouses, sempre più vere e proprie vetrine di vendita all’ingrosso ed al dettaglio del made in Sicily.
Lì trovarono rappresentanza i migliori marchi siciliani che si garantivano una doppia vetrina tra Sicilia ed estero.
Consolidata questa importante presenza all’estero molti professionisti siciliani aprirono attività di ristorazione e di artgianato supportate, economicamente e logisticamente, dalle stesse Sicilyhouses.
La Sicilyhouse ormai è un punto di riferimento per tutti gli stranieri che vorrebbero o hanno già visitato la Sicilia ma soprattutto un luogo dove partecipare ad iniziative culturali e festival di ogni tipo che raccontano e mostrano la Sicilia.
Notizia di questi giorni è che il presidente della Regione Siciliana ne inaugurerà una a Pechino ed una a Tokio.
E così la Sicilia airlines prosegue nel suo percorso di sviluppo e crescita.
Il primo Boeing a volare è stato quello New York-Palermo e prossimamente Pechino e Tokio.
Dobbiamo dire grazie ai cittadini stranieri che si sono innamorati della Sicilia da casa loro e che successivamente hanno imparato ad amarla qui a casa nostra.
Con Sicilia airlines il turista parte già consapevole di ciò che vuole visitare ed arriva in Sicilia con la vacanza già organizzata.
E grazie al network commerciale di Sicilia airlines il turista può contare su una vacanza di qualità.
Guide turistiche, bus, autonoleggi, alberghi, villaggi turistici, ristoranti, escursioni guidate ecc. ecc., tutti servizi quality della SicilianCard.
Volare con Sicilia airlines conviene al turista ed anche alla Sicilia!
E vissero felici e contenti……
Vi è piaciuta la favola?
Ah già l’avevano raccontata?…..no…..ah erano diverse……ma si parlava sempre di compagnie aeree?……ah…..questa è piu bella……

Cos'è la lagnusìa

Istintivamente viene associata a svogliatezza o noia ma ci vuole di più per tradurne il senso originale, scoprendo qualcosa di più profondo su un aspetto complesso e stratificato delineatosi in secoli di storia. Anche se in realtà è una matassa intraducibile.
Nei miei pensieri, provando a sbrogliare questa matassa, ho sintetizzato tre ingredienti cardini:
  • I siciliani per secoli dominati ma mai assoggettati interamente hanno convissuto a denti stretti con l’orgoglio della loro identità, seppur inquinata ed influenzata.
    Ma essendo per natura gente individualista ci siamo accontentati di gustar a modo nostro ed in piccolissime dosi ogni minuscola reazione o simbolo di rivalsa e di libertà.
    Ancora oggi nel nostro sangue brucia un latente sete di libertà, un bisogno egoista e personale, della quale sentiamo sempre la necessità e non sappiamo perché spinge dentro noi con tanta insistenza. Liberi e vincenti verso la vita quotidiana.
  • I popoli del sud per gran parte dell’anno sono abituati istintivamente e necessariamente a regolare tutta la loro vita in funzione della temperatura. E il caldo la smorza e la intervalla.
    Da sempre negli orari di punta si mangia, poi si riposa in attesa degli orari meno caldi e durante le giornate di caldo intenso si lavora più lentamente o si svolgono lavori più leggeri.
    Questi meccanismi hanno intaccato e riadattato la visione e il senso comune del dovere e la dedizione ad esso.
    Allora capita che lo stesso lavoro,lo stesso impegno, lo stesso dovere può essere svolto un’altra volta o fatto senza particolare pressione.
    Se i doveri e gli impegni possono essere rimandati o riadattati per una motivazione, perché non possono esserlo per altre?
    Non si può essere ipocriti e discriminatori con la quotidianità.
  • La nostra è una filosofia essenzialista, fortemente endemica.
    L’abilità di rincorrere e comprendere il senso della vita, senza soffermarsi a cose futili e superflue.
    La nostra terra da sempre ci mostra quanto sia importante il bello e quindi il vero e l’essenziale della realtà. Tutto il resto è superfluo.
    La terra e la famiglia sono le bellezze della nostra vita ed esse risiedono nella nostra anima e tutto ciò che ce ne allontana è superfluo.
    Perché dedicarsi a cose che in fondo contano poco e soddisfano solo apparenze ed ipocrisie?
Il mio è un discorso generale ed esplicito, ho provato a tradurre istinti e sensazioni di un determinato modo di essere che però non si può analizzare e ricostruire.
Osservando e sbrogliando i nostri comportamenti mi sono persuaso che la lagnusìa non è altro che il nostro insindacabile e convinto giudizio su una determinata situazione e se il suo evolversi sia o non sia superfluo.
Questo aspetto è istintivo e naturalmente condiviso,non si tratta di una specie di ribellione sociale che ci allontana dalle regole e convenzioni civili ma semplicemente di un nostro modo di vedere la vita e valutarne i suoi sviluppi -superflui e non superflui- ma con una semplicità “non convenzionale” e con una filosofia tutta nostrana. Direi quasi un “rozzo razionalizzare”.
La lagnusìa ha come soggetto esclusivamente noi,una decisione intima e privata che pero’ si ripercuote con conseguenze e giudizi pubblici. È un mix di vite personali le quali conseguenze si mischiano insieme a comportamenti e reazioni umane nate e sviluppatesi in ambienti e situazioni storiche differenti ma unite tutte da un unico filo conduttore che è il nostro modo di razionalizzare la vita che scorre nel nostro sangue.
Da questo impasto vien fuori anche questo particolare aspetto del carattere siciliano che noi chiamiamo Lagnusia.
Quando “ci prende la lagnusia” valutiamo due cose:
  1. se quella cosa sia o meno superflua;
  2. se da quella azione che andremo a fare si possa sviluppare o meno qualcosa di superfluo.
Il superfluo è tutto cio che ci porta complicazioni, fatica, controversie, spreco di tempo ma soprattutto tutto ciò che noi reputiamo non importante nella nostra vita.
Io oggi posso anche mangiare una semplice brioscina solo perché ho la lagnusìa di andare a fare la spesa.
Sì, io nella mia testa ho deciso in maniera insindacabile e pienamente convinta che non vi è nulla di grave se rimando la spesa e quindi rimando un buon pasto.
«Per una sera non accade niente…lo farò tante altre volte».
Così io avrò conquistato la libertà di questa mia scelta e soddisfatto quel mio determinato momento di tranquillità e di relax a casa.
«Perché farlo oggi quando potrò farlo domani tornando dal lavoro?».
«Domani, prima di entrare nel portone di casa…vado avanti….entro al supermarket e faccio la spesa…..e poi vado definitivamente a casa».
«Ora sono ormai a casa…..in pantofole…..comodo sul divano…non ne vale proprio la pena….posso farlo anche domani».
Ecco, razionalizzare e badare alle cose davvero importanti della vita, niente di superfluo.
Questo è un esempio di lagnusìa.
Non è semplice svogliatezza ma vi è dietro una logica che giustifica questa decisione.
La svogliatezza mica giustifica dando un piano di azione alternativo o un rinvio motivato…
Abbiamo trovato la soluzione migliore razionalizzando rozzamente, evitando il superfluo.
Può sembrare una demitificazione ed un interpretazione personale di cosa sia il dovere o semplice irresponsabilità ma è solo una libera e convinta interpretazione della vita.
Per questo affrontiamo la vita con semplicità e filosofia e sembra che vediamo tutto facile ed in maniera ottimista.
Un intero popolo ha un suo modo di vedere e vivere la vita,ci scorre nel sangue e difendiamo la libertà di questo soffio di vita.
La lagnusìa certo non è qualcosa di giusto o di buono.
Spesso da lì si sviluppano comportamenti che sono sbagliati come l’inciviltà, l’egoismo e l’approfittamento. Non tutti hanno sviluppato in maniera così idilliaca questo modo di essere.
Nei secoli la mentalità ed il carattere si sono composti ed assemblati con varie sfaccettature ed alcune di esse deviano il loro sviluppo in comportamenti oggettivamente sbagliati. Si allontanano da quella genuina razionalità ma ne sono pur sempre figli cresciuti in maniera sbagliata.
Il signore che si ferma sul corso,letteralmente sulla corsia, a comprare le sigarette e l’altro signore che si ferma sempre sulla corsia ma quella opposta, proprio di fronte l’altra, per comprare la pizza, sono un esempio deviato di quella genuina e naturale lagnusìa.
Ognuno di loro avrà insindacabilmente deciso in maniera convinta che quella era la cosa più ovvia da fare e che tutto il resto sarebbe stato superfluo.
Entrambi non capiscono e non si preoccupano di bloccare un intero corso, perché sono fermamente convinti che sia giusto così.
Giudicheranno eccessive ed inutili ogni lamentela poichè loro saranno fermamente convinti di aver fatto la cosa giusta.
Ed anche essi avranno una loro delirante giustificazione logica per quell’azione.
Questo è un esempio di lagnusìa deviata.
E….insomma…..il finale non ve lo scrivo perché…..m’acchiappò ‘a lagnusìa!
E poi…..è superfluo…..

Iniziamo a tagliare le radici che intanto cadono le foglie…



Mafia.
Questa parola a pronunciarla fa tanto rumore, in giro, nell’aria ma forse non più nelle nostre menti.
E per questo io ne voglio parlare.
Mafia.
Sono nato dentro questa parola e da allora ho ereditato anche questo marchio che spunta fuori, automaticamente, nella mente di un qualsiasi “italiano”, per associazione alla parola “siciliano”.
«Piacere, Luca…» – «Sei siciliano..??» e sta già pensando, involontariamente, alla parola “mafia”.
Un’associazione automatica che talvolta è accompagnata da un ingenuo ed ingiusto sospetto.
Non accade più per razzismo o discriminazione poiché gli Italiani hanno capito che le coscienze dei siciliani sono cambiate e che altre stanno cominciando a cambiare.
Ma purtroppo ci siamo ancora dentro.
Mafia.
Sono cresciuto alla sua ombra.
Ascoltiamo questa parola fin da piccoli.
Sai che è un qualcosa che esiste, non sai cos’è ma impari ad averne un timoroso rispetto ed a pronunciarla sottovoce e circospetto.
Negli anni cominci a capire, forse con l’altezza aumenta anche la visibilità mentale delle cose che ti circondano.
Ed è strano, inconsciamente sei portato ad accettare ed accogliere quest’idea, questa normale presenza ma fortunatamente se cresci con l’educazione giusta, la tua strada ti porterà all’opposto di quell’idea.
Quindi la presenza della mafia non la si vive o subisce solamente come criminalità, nel decidere se farne parte o meno oppure condividere il suo agire, ma la si vive o meglio la si subisce maggiormente nel sociale.
Come vi posso spiegare…??
Vi faccio un esempio: immaginate che la mafia sia un elefante.
Un elefante che grande e grosso, muovendosi impazzito, intorno a se scombussola e condiziona ogni cosa, creando un grande polverone.
Ecco, noi siciliani, il nostro sociale, la nostra vita l’abbiamo vissuta e la viviamo in quel polverone.
In quel polverone smosso c’è la nostra mentalità, costume, tradizioni, educazione, umanità, il nostro senso del dovere e ne vengono interamente coperti.
Come un alone, come una patina si posa sopra tutto, sbiadendone colori, naturalezza, obiettività e la sua giustezza.
E noi siamo lì dentro assuefatti e sappiamo che tutto questo è così, fin da sempre.
È cosi da sempre come il cielo…..le montagne….il mare. È così, pensiamo!
Ma al di fuori di questo polverone ogni cosa ha i suoi veri colori, niente è sbiadito.
Noi senza saperlo e capirlo subiamo tutto questo.
Negli anni, molte persone, con la consapevolezza, la cultura, la coscienza ed anche il sacrificio sono riusciti a “scrostare” questo alone, per liberare la vista di tutti noi.
Nel passato quando questo “scrostare” era debole e vano, i siciliani erano chiusi a riccio verso l’esterno, ”la modernizzazione”, il cambiamento ed i nostri occhi erano chiusi.
Chiusi verso un altro popolo,un altro governo, un’altra autorità che non veniva da quel polverone che illusoriamente garantiva compattezza e sicurezza.
La diffidenza divenne sempre più una molla che ci allontanava, come società e come pensiero, reciprocamente, dall’altra Italia.
«Gli italiani sono troppo diversi da noi!² – «Sbagliati!» – «Non ci capiscono,non li capiamo!».
Questo si pensava, in passato, in Sicilia.
Ma come si è arrivati a queste differenze? A queste diffidenze?
È un impostazione del sociale e del pensiero comune che viene da lontano ed accomuna tutto il Sud Italia.
Certo il Risorgimento qui ha contribuito tanto ad alimentare la diffidenza e l’astio ma quella, appunto, è un’altra Storia.
Anche in Sicilia, nei secoli, grandi territori erano in mano a feudatari prima e latifondisti poi che crearono dei veri e propri “regni” frazionando e differenziando l’intera regione anche dal punto di vista sociale, civile e culturale.
Questi “regni” per le istituzioni di turno erano il sistema migliore per gestire quelle regioni ma dall’altra parte alimentavano sempre più la diffidenza, verso quella stessa istituzione poiché il popolo vedeva il signore sia come ammortizzatore ma anche come compiacente del potere centrale.
Questi signori in equilibrio giocavano sulle difficoltà del popolo facendo solo i loro interessi anche a discapito delle istituzioni.
La mafia è nata per smontare questo sistema e rendere giustizia alla povera gente.
Sopperendo e mitigando lo strapotere dei signori sull’unica cosa importante per il popolo, la risorsa principale dell’economia – la terra – Ma non è stato affatto così.
La mafia da lì ha continuato a svilupparsi diversamente mentre noi siciliani, nei secoli, abbiamo inconsapevolmente ereditato la conseguenza di quel sistema partorendo uno sbagliato “senso dello stato” che influenza da sempre il nostro rapporto cittadino-istituzione o meglio cittadino-rappresentante dell’istituzione.
È per via di questo “senso dello stato” che ancora oggi proliferano favoritismi e sotto e fuggi per aggirare una legge, un intoppo burocratico ed anche la legalità stessa.
Questa non è mafia ma è la comune mentalità d’origine sviluppatasi ed amalgamatasi nella nostra società impolverata.
È quasi un normale “mutuo soccorso fai da te” tra individui, lontano dagli occhi e dalle mani dell’istituzione, per avere la certezza e la sicurezza di mantenere e sviluppare i propri interessi, barattando privilegi e favoritismi.
I signorotti di oggi sono invece quelli della politica e del potere finanziario che cavalcano quasi lo stesso sistema.
Come se questa fosse l’unica strada possibile aggirare l’istituzione e rivolgersi a chi può e sa farlo.
Tutto ciò, ancora oggi, è un forte esempio di quel polverone depositatosi ed assorbito dal sociale che ha sbiadito i valori stravolti che per assurdo non disconoscono la prepotenza, diffidenza, approfittamento, mancanza di sensibilità e generosità.
Anzi li include come fossero valori sociali e non li distingue ed espelle come nocivi.
È questa inconsapevolezza, questa colpevole ingenuità e deformazione della realtà che compatta e copre la nostra mentalità e i comuni valori sociali.
La parola mafia nasce e cresce soprattutto nella nostra mentalità.
Questo è solo l’involucro del fenomeno mafia, cioè è tutto quello che lo circonda, che la protegge dagli attacchi esterni.
Un involucro, una copertura……è come se la struttura mafia fosse un albero.
Ecco sì!
Facciamo questo esempio.
Un albero dove l’involucro sono le tante foglie.
Le foglie, ad una ad una, rappresentano tutto il popolo siciliano, intorno e su questo albero.
Lo ripara e lo protegge con la sua mentalità.
(Fortunatamente sta arrivando l’autunno del cambiamento e qualche foglia è già caduta ed altre continuano a cadere)
Un albero è composto da tante parti, tutte importanti, ma non tutte fondamentali per la sua esistenza.
Per esempio vi sono i rami, tanti e sparsi in tante direzioni, che per me sono quella gente che entra ed esce dalla mafia, ne fanno parte e/o collaborano con essa.
Questa è la mafia dei grandi giri di denaro della finanza, della politica.
Quelli che mafia o non mafia comunque fanno sempre giochi sporchi.
La mafia dei “grandi nomi” che come mercenari si vendono a questo ed a quello, nel giro sporco dei grandi affari, delle grandi cifre.
Attaccati saldi come rami alle loro foglie dalle quali ne succhiano e ne sfruttano a loro volta clorofilla vitale, come una fotosintesi clorofilliana della ricchezza e del potere.
Ma stanno anche saldi a chi li favorisce e protegge.
Sono persone sempre esistite, come rami stanno uniti a chi li sfrutta e li nutre, e cioè uniti al tronco.
Vanno e vengono come i rami che a volte si tagliano a volte si spezzano.
E l’albero ne può fare a meno perché ne potrà rinnovare sempre altri.
Ma la via di mezzo di questo albero, parte centrale ma non vitale è appunto il tronco che, per me, è l’organizzazione mafiosa.
Questa è nata e si sviluppa nelle antiche famiglie di tradizione mafiosa, tramandata da padre in figlio.
Spesso queste si sono sostituite allo stato mantenendo il controllo su interi comuni e zone d’interesse ed ancora oggi ne influenzano la vita istituzionale e sociale.
Questa è la vera parte forte su cui si regge “l’albero mafia” dove vi sono i capi mafia che “governano” decidendo, con le arcaiche regole ed usanze tramandate negli anni o rinnovate coi tempi, le azioni più importanti ed innovative.
A volte non è proprio così, a causa di lotte intestine e stravolgimenti, ma quella rimane sempre e comunque l’impostazione generale ed ottimale.
Da lì provengono le menti dell’organizzazione, i boss temuti e rispettati.
Grazie alle loro abilità e furbizie riescono ad avere più o meno visibilità e potere al suo interno.
Ma tutta questa grande struttura, quest’albero non sarebbe quello che è se non avesse una parte ancora più importante, fondamentale, vitale.
Il tronco non sarebbe così forte e saldo se non creasse delle radici, grazie ad esse tutto può sempre ricrescere ed aver vita, seppur tagliato e potato.
Le radici tengono forte e saldo l’albero, si espandono in ogni luogo e profondamente.
Rimangono sotto terra,circondati appunto da quella terra fertile che è la disperazione e il degrado della gente.
Queste radici nascono nei posti più bassi della società, nei quartieri,nelle periferie degradate e sole, nella povertà e disperazione della società umana.
Luoghi dove la gente rimane isolata o meglio volutamente isolata, magari con quartieri costruiti di proposito intorno a loro, dei veri e propri ghetti.
Dove vive gente povera e disagiata, lontana dalla società che non trasmette loro modelli di vita,di pensiero e confronti culturali.
Tutto avviene lì dentro.
La cultura e la civiltà vengono avvilite ed il pensiero, le idee nascono e crescono in quell’ambiente di decadenza.
La legalità ed i valori nascono e crescono in una cattività sociale che li deforma e li trasforma dentro l’ambiente che li circonda.
Questo mondo avvicina a necessità e bisogni basilari e difficili da conquistare, si prova ha vivere quasi come gli animali in lotta per la sopravvivenza.
E nella lotta alla vita, quando qualcuno si sente anche non voluto non c’è tempo da sprecare che non sia necessario a sopravvivere o ad alleviare materialmente, in vari modi, il peso dei loro problemi.
Quindi, ad esempio, per i figli non c’è spazio per la scuola e cresceranno ignoranti di cultura e civiltà, avvalorando naturalmente quella mentalità lontana dalla cultura e dalla logica.
Una non-educazione.
Per i figli ci sarà solo spazio per il lavoro o tutt’al più il gioco (spesso tramutato in vandalismo), liberi e senza controllo, per strada.
Quando si cresce così non si sa cos’è la responsabilità e si perdono quasi tutti i valori sociali e civili.
Questa è per lo più gente disoccupata, per via del loro essere inetti a causa delle difficoltà che gli ha presentato quel tipo di vita.
Si vive alla giornata e ci si aggrappa ad ogni cosa.
In ogni modo la responsabilità morale di questa loro condizione è dello Stato poiché fondamentalmente fallisce nell’esser presente o nel proteggere dall’infestazione di quella realtà sociale, non riesce ad evitare e cambiare ciò che accade.
Lo Stato ha il dovere costituzionale e morale di evitare tutto questo, al di là della lotta alla mafia stessa.
Una società sana, non inquinata, non sviluppa da sé mali e disagi sociali.
Lo stato in parte è co-responsabile del loro sviluppo civile.
Se un padre abbandona o non da gli strumenti giusti al figlio discolo egli non crescerà bene ma se il figlio discolo sarà educato giustamente e con gli strumenti giusti crescerà bene.
Un esempio con parole semplici ma che dovrebbe rendere l’idea di quel che voglio spiegare.
Queste realtà divengono come un influenza che trova qui terreno fertile per resistere e diffondersi.
Quindi si deve intervenire urgentemente per stroncare ed eliminare ogni possibile fucina ed habitat naturale di criminalità e quindi terreno fertile dove la mafia addentra le sue radici.
Purtroppo questa gente, dentro il loro “mondo-quartiere” chiuso con l’esterno, la pensano tutti allo stesso modo e l’ignoranza poi fa il resto, associata all’arretratezza di quella mentalità di cui parlavo prima.
Tutto questo mix fa si che il malcontento e la rabbia si rivolgano solo verso lo Stato, le istituzioni.
Per reazione ci si allontana sempre più dalla società ma non come pensiero di massa, tendenza o mentalità ma come coscienza e valori sociali.
Nel frattempo questo diviene un rifiuto reciproco poiché la società, dentro se stessa, non li riconosce come parte di essa.
Questa gente non trovando nessun aiuto e nessuna soluzione ai loro problemi, anche per inerzia, per ignoranza e spesso per disperazione o istinto di sopravvivenza sceglie la strada più facile nella loro realtà e cioè la delinquenza.
Lo stesso meccanismo base della nascita e lo sviluppo del sistema mafia
In questa realtà la morale non esiste o meglio la morale è giustificare questo delinquere in risposta alla carenza dello Stato, al disprezzo che ricevono dalla società ed alla loro incapacità di trovare un modo per campare, in una realtà chiusa, senza confronto e sviluppo mentale, dove diviene giusto ciò che non lo è.
Il delinquere spesso è qualcosa di leggero: furti e vendita di merce rubata ecc.
Ma chi sa usare quella furbizia delinquente, quella scaltrezza tanto vantata in questi ambienti, fa di peggio e ricava sempre più.
Diventa normale e giusto infischiarsene delle leggi, le quali sono assurde per chi è cresciuto dove si lotta per la sopravvivenza nel vero senso della parola, in una mentalità da ghetto-siciliano dove perdura quel gran polverone di prima.
Penso però che anche lì, adesso, qualche coscienza pulita comincia a nascere ma non c’è ribellione o una rivoluzione di coscienze perché si ha paura e si è soli come intorno ad un branco di leoni.
Anche l’omertà è forte. Si sa che è giusto così e colui che vive nella delinquenza fa bene e può sempre tornare utile poiché possiede un certo “potere” e stima.
È lo stato che è sbagliato! È ingiusto! Pensano.
Delinquere è un modo di riscatto o più semplicemente la soluzione ai problemi e la possibilità di un sufficiente mantenimento per la famiglia.
Questo agire di riflesso, sugli altri, è come uno spot pubblicitario che offre la soluzione migliore a chi ancora non ha provato il prodotto.
Così gli indecisi vengono invogliati e tutto sembra facile, provvidenziale e giusto.
Molti si accorgono di crescere economicamente ed anche di visibilità e quindi di potere.
Divengono consapevoli che questa loro scaltrezza e questo agire possono essere più utili in altri ambienti più redditizi.
Ed ecco qua che entra in gioco la mafia la quale acquista sempre più radici.
Molte di queste “nuove radici” non assumono nessun ruolo ma sono semplici tirapiedi o meglio “pezze da niente” ma che in gran numero sono fondamentali per la mafia, come le radici appunto.
Uomini che alla fine singolarmente non contano granché nella struttura mafia.
Semplici pedine.
A volte però riescono a “far carriera” all’interno della struttura ma il loro vantaggio è illusorio poiché spesso non stanno dentro la mafia ma solo ai suoi bordi.
Ma sempre vivendo a discapito della società perché al di sopra di tutti e tutto, riscattandosi nel modo più sbagliato ed illudendosi di essere migliori degli altri intorno a loro.
Come una guerra tra poveri.
Possono pure riempirsi di soldi e potere ma dentro rimarranno sempre dei poveri disgraziati e delinquenti.
È questo è l’esempio che vien dato alle future generazioni, chiusi in quel mondo.
L’esempio che hanno ricevuto i loro padri dai propri genitori.
Sono come delle radici che si rinnovano sempre e danno sempre forza a quell’albero.
A volte non sanno e possono fare altro.
Non è colpa loro, ci nascono dentro.
Dobbiamo evitare questo!
Nei decenni tutto ciò si ripete da padre in figlio e la società, lo Stato nonostante i suoi sforzi non ha trovato delle soluzioni definitive che faccia si che ciò non accada mai più.
Si è cercato di sconfiggere la mafia in tanti modi, grazie alla volontà e coraggio di eroi amanti della giustizia e del bene comune, a discapito della loro vita.
Ma non è finita,la mafia esiste ancora.
Sembra quasi di lottare contro un gigante.
Ma si sa che anche se è grande ed alto, un gigante lo si può abbattere dal basso, dalle basi.
Vi ho fatto l’esempio dell’albero.
E questa mafia si può sradicare come un albero, si devono tagliare necessariamente le radici.
La parte fondamentale, vitale che alimenta l’albero.
Lo si può fare! E bastano solo tre fasi, tre punti da risolvere:
disoccupazione,
ignoranza,
emarginazione sociale.
So che è una lotta quasi impossibile, anzi utopica ma credo che sia l’unica risolutiva.
Quindi quando si inizierà questo tipo di lotta ci sarà la scomparsa graduale ma definitiva della mafia.
Forse è un sogno ma rimane pur sempre una soluzione e vi è bisogno di anni ma ci si deve attivare al più presto per poter guardare avanti e sapere che ci sarà un giorno in cui tutto finirò.
Prima si inizia, seppur con lentezza e difficoltà, e prima si risolverà o comunque si darà un metodo, un modo per provar davvero ad estirpare la parola mafia dal sistema sociale.
Quindi ecco qua!
Lo Stato, le istituzioni hanno una difficile ed utopica soluzione per il problema ma l’unica vera e logica.
Una soluzione formica per sradicare un enorme albero lentamente e pazientemente.
Sta soltanto a noi decidere la fine di questo male sociale.
Uno strumento da utilizzare per attivare questa soluzione e sradicare l’albero c’è ed è la società o meglio ancora ogni singolo uomo, ogni singola testa.
Diamo un metodo e non solo ideali, quelli saranno più utili con un metodo da applicargli ed affiancargli.
E poi i tempi sono già maturi per la Sicilia e tutto il Sud Italia
Iniziamo a tagliare le radici che intanto cadono le foglie……………