mercoledì 22 gennaio 2020

BOZZA


I BARISTI DI XACCA

Durante il viaggio capitava spesso di perdermi con lo sguardo tra campagne e colline,a volte c’erano avvolgenti tramonti ed altre volte sonnolenti albe.Ma quel paesaggio mi sembrava ogni volta nuovo o diverso.Era sempre un nuovo cammino da una realta’ ad un’altra,da una vita ad un’altra vita.
Il grande e lunghissimo ponte segnava il confine,nella mia mente,di quei due mondi.
Anche l’aria cambiava profumo e la mia mente si travestiva di nuovi riflessi e colori.
Mi sembrava quello un luogo realmente immaginario o immaginavo che tutto avesse un senso magico e mitico.
Un luogo avvolto da abitudini e gente mitica.
Mi divertivo a pensare questo e tutto mi pesava molto meno e la mia assenza,il mio esilio in terre lontane,sarebbe stato piu semplice.

“ohu,Luca…..ohu….arrisbiggjiati!!”
“ahi un braccio mi hai rotto!”
“Non ti svegliavi!...amuni’ scendi…”
“Aspe’ ca m’aggrancaru i ammi….”

Eravamo arrivati nel mio immaginario gran canyon dove ai lati sorgevano villaggi e palazzi misteriosi.
Li’ infondo scorgevo il grande pontile sospeso sul mare dove al momento riluceva il tramonto con una luce arancio che lo avvolgeva e lo scaldava.

“Aiutami….il signorno s’arripigghio’?
“Si aspe’ un altro poco….”
“Amuni! Pigghia sti sacchetti e stu tavolino….”

Ecco stavamo varcando il grande portone del nostro castello.Entrati nel cortile venivamo avvolti dai profumi esotici e speziati della cucina della tribu’ arabo-asiatica dell’isola Pakisland.L’ultima tribu’ della mitica discendenza dei guerrieri arabi-asiatici.Il capo tribu’ era il barbuto Said che aveva un viso da bambino ed era buffo poiche’ aveva un dente spaccato.Mi disse di averlo perso in un combattimento con un leone marino del lago Pinciolla.

-Pigghiami i chiavi nsacchetta e rapri la porta.

Ecco tirar fuori dalle tasche una grossa chiave tutta decorata e finemente lavorata con intarsiature.

Trac trac prom prom….iiiihhhh….
Dinnazi a noi l’enorme salone d’ingresso profumato di fiori delle ande occidentali.

-Aiutami a mpustari stu cartuna,mettilu allatu au letto sinno’ unni putemu catamiari
I sacchetti mettili cca,allatu u cucinino

Mi avvicinai alla cucina odorante di profumi di pietanze siciliane e spezie africane,poggiai le provviste nella larga ed alta credenza.Questo mobile aveva la capacita’ di conservare per anni,in ottimo stato,qualsiasi cibo.
Si dice fosse appartenuta ad un vecchi mago mastro lavandaio che riusciva a togliere qualsiasi macchia sulle anime e risolvere ogni problema della vita.

-Amuni’ smuvemonni sinno’ maciamu tardi
-Papa’ ma chi manciamo stasira?
-To ma’ mi retti a carni, a facemu ca ci sunnu tri fittini
-Ok buonu.U pane ce?
-Se
Quella notte il banchetto duro’ per ore e la musica si diffuse nel salone allietando la cena.

-Amuni’ astuta sta radio nca ni curcamu.
-Nia ru friddu.Va rapu ca mi scappa di pisciari…
-Ma unni vai a chis’ura?Piscia nu chiusinu fuora e ci ecchi un catu r’acqua.
-Vabbe’ spiramu un mi viri nuddu…..

Nel grande cortile si udiva solo il silenzio e le stelle rilucevano in alto,la luna illuminava la fontana chiusino donataci dall’illustre professor Baffon Piazzetta illustre saccente intellettuale di corte.
Said e la sua tribu’ riposava,poiché dalle loro finestre si diffondeva l’odor d’incenso del sacro tempio di Pinciolla.

-Chista è acqua pii mano?
Se,pigghiati a bacinella azzurra.

Il caldo e rilassante bagno concilio’ il mio sonno.

-Ohu,Ohu…susiti amuni’…..sunno i setti e miezza
-Se aspè….ora mi suso…
-Ma ogni matina accussi’ a fari!
-Camurria…….mi suso….

La strada odorava ancora di bagnato ed un profumo di mare che saliva dal giallo pontile avvolgeva tutto il canion.

-Ah ahya! Che bella jurnata! Prestu rapemu c’haiu le cannarozza sicca……Frizzantino!

Il capitano ‘Ngnaziu occhiu guercio,era un tipo sorprendentemente strano.Era un vecchio lupo di mare e puzzava di tabacco,sempre con quel sigaro in bocca.Si presentava ovunque,aprendo la conversazione,ad un ghigno allegro che frastornava le orecchie.Dicono che una volta era un piarata che solcava i mari del sud ed un giorno sbarcando sull’isola ferdinandeva rubo’ l’albero magico del tabacco alla regina dell’isola che era anche una maga fai da te.La regina per punirlo gli lancio’ un incantesimo ma non essendo esperta gli diede solo questo ghigno potente ed acuto.

-Forza forza allistemuni….

Non so per quale merito ma adesso ricopriva il compito per volere dell’imperatore di abbellitore e sistematore del regno.Le vie e tutti i luoghi erano messi in ordine da lui.Possedeva una grande carrozza con due piccoli buchi ed all’interno poteva contenere di tutto,non si riempiva mai.Gettando dentro qualcosa ne usciva profumo di mare.L’imperatore,per questo compito,gli consegno gli antichi strumenti del mestierante ordinato,un enorme cucchiao che come una calamita attirava tutto cio’ che toccava e che si poteva allargare e rimpicciolire raccogliendo di tutto ma soprattutto piu’ preziosa era la scopa dalle setole magiche donata dalla regina della Lapponia.Una scopa che attraeva da lontano ogni cosa e la trasformava in conchiglie.

-Ohu…amuni’ rapi….
-Aspe’….
-Accendo la luce e cominciamo…..

Dopo aver girato la manopolina azzurra una scarica magica partiva diffondendosi per tutto il locale facendogli prendere vita.Questo era il mio magico locale dove accoglievo e confortavo la gente del reame.
Io e mio padre eravamo divenuti i baristi di Xacca. Era un importante compito che non tutti potevano ricoprire ed i segreti venivano tramandati da padre in figlio. Mio padre un tempo nacque in questo regno ma non so perché la sua famiglia se ne allontano’ andando a vivere nel lontano principato di Iccara.
Soltanto poco tempo fa un suo lontano cugino,ambasciatore dell’imperatore,venne a cercarlo con una richiesta ufficiale da parte dell’imperatore.Non leggi mai quella lettera ma la decisione di mio padre fu quella di tornare a Xacca.

-Ahyaha,un frizzantino che assenno’ moro assoffocato!

Tremarono i bicchieri….mentre l’aria si riempiva di odore di tabacco.

-Adduma la Cimbali…..nca accumincia a quariari….

La Cimbali,la mitica giostra del gusto,l’unica macchina che custodiva il segreto dei sapori e della soddisfazione dell’anima.Il suo magico siero usciva cremosamente scorrendo nella tazza e da li’ avvolgeva tutto il locale creando un aria di pace e tranquillita’. Era questo prodotto la nostra ricetta segreta piu’ importante,il cafe’ Montano,proveniente dalle vallate della Patagonia e dalle oasi del deserto dei Gobbi che miscelato all’acqua della fonte di Caltabellotta,creava il siero piu’ magico del reame.

-Cafe’ Sig. ‘Ngnaziu..?
-No l’arringrazio sinno’ arrischia ca mi fa male d’apprima ammatina…..mi mante gnu leggiu cu stu cappucino di vinello!

Ad Iccara la nostra era una vita completamente diversa.La nostra famiglia si era dedicata ad altri compiti.
Il mestiere che si scelsero fu del tutto nuovo senza seguire l’attivita’ secolare che per tradizione si erano tramandati da padre in figlio.Li’ durante tutta la loro vita lavorarono e fecero i semplici artigiani.
Questa gente venuta da lontano negli anni si adatto a quel tipo di vita e si fece accettare ed apprezzare per le loro qiulita’ umane e sociali.Ma venne il giorno in cui il passato venne a bussare alla porta ed il proprio sangue venne a cercarli perché il loro regno aveva bisogno ancora di quella famiglia.

-Oh a squadra ora è accompreto…..offrici un cappuccino all’amico mio,ahyaha!
-Salve e buongi-giorno a tu-tutti bella gente…

-Ecco il dottor Castoro era venuto a farci visita ed aveva incontrato li’ il Capitano che lo accolse affettuosamente.Era uno strano abbinamento d’amicizia.Il Dott. Castoro era un dotto e poeta del palazzo reale,la sua era una vita abbastanza tranquilla e lenta.Usava sempre giri di parole che volteggiavano in aria colorati e lasciavano a bocca aperta ogni persona.Aveva il dono di trasformare le parole rendendole in immaggini visibili e che allietavano ogni tipo di discorso.Per queso l’imperatore lo voleva accanto a se nei discorsi ufficiali.Aveva solo un piccolo difetto di pronuncia,infatti balbettava a causa di una dura battaglia di parole intrapresa per difesa del regno.
Un giorno di un lontano doppioferraagosto il re della lontana isola Riberas volle attaccare guerra poiché la sua unica figlia era scappata a Xacca per rifugiarsi dall’amato Bentivoglio,lo scultore piu’ illustre e magico del regno.Il re ferito nell’orgoglio voleva riprendersela con la forza ma la gente di Xacca insorse bloccando con il loro corpo le armate del re.Il re non voleva macchiarsi del sangue della povera gente ed offri al vecchio imperatore Cocchiara II una battaglia ma senza spargimento di sangue,trattavasi di una battaglia di colori e parole.Se avesse vinto poteva indisturbato andare a riprendersi la figlia.
L’imperatore volle approfittare della inaspettata dimostrazione di bonta’ del re e non voleva abusare della sua pazienza che se terminata l’avrebbe portato ad un attacco violento.
Il re mise in campo il potente e misterioso paroliere Zamenoffo.L’imperatore che mai prima di ora aveva avuto necessita’ di un paroliere aveva solo un giorno per schierare il suo di paroliere.Per questo chiese aiuto al grande saggio della montagna Kronio che viveva in un grotta insieme ad un cerbiatto.Mando il suo fidato generale Villataino che in sella al magico carrozzino rosso,datogli in dono dalla ninfa del fiume Senazza,parti per il monte.Trovo il saggio dentro la grotta intento nella su meditazione.Gli chiese di indicargli il nome del paroliere che avrebbe salvato gli abitanti di Xacca.Il saggio agito’ lentamente la testa,inarcando la fronte e stringendo la bocca,le rughe si muovevano dolcemente come onde dalle arcate sopracciliari fino all’alta fronte,creando una dolce melodia che allietava l’anima.Pensava,rifletteva e disse che mai nessuno si era mostrato pubblicamente come paroliere ma che ve ne era comunque uno nel regno.
Il generale di colpo si senti come una campana colpita dal batacchio e felice attendeva il suo nome.Ma il saggio non conosceva il nome ma solamente dove poterlo trovare.Il paroliere si trovava vicino la fonte del fiume Verduno oltre le vallate Sabelle,una terra disabitata dove la gente non osava inoltrarsi.

-Un ca-cappuccino frizzantino al pu-punto giusto direi….
-Ma un cafe’..?
-No la ringrazio ta-tanto ma non vorrei arrecare offe-ffesa all’amico
-Talè fai na cosa…metti na para ri buttigghi r’acqua in frigorifero e qualchi aperitivo…
-Noi andiamo al nostro ingrato travagghiu…intanto scrivi due cappuccini nca poi passu iu,ahya!
-Va bene…
-Sa-salutiamo…arrivederci…..
-Arrivederci….
-Ma comu si fa ri prima ammatina pigghiarisi u vinu….
-Boh papa’ valli a capiri tu…..

-E bongiorno a tutti fece con la sua voce rauca appunto il Generale Villatano.
-Buongiorno a lei
-Stai spurgannu a machina…chiffa’…u primu cafe’ mu pigghiu iu mancu pi ghiccarlu…tantu bonu è….
-Come vuole….prego….Zucchero?
-No no grazie…poi si perde il gusto…
-Se lo dice lei…

Il generale era un uomo tutto da un pezzo e non si scoraggiava mai e non si tirava mai indietro.
Ed appunto quel giorno,conoscendo la delicatezza della situazione,non ebbe esitazioni a seguire l’indicazione del vecchio saggio e parti alla volta della sorgente del fiume Verduno.
Li’ avrebbe trovato il paroliere che serviva a Xacca.
Corse giu dal monte e si ritrovo’ innanzi il grande mulino e dopo di quello iniziava la vallata,inizio a percorrerla,il terreno era incolto ed abbandonato,pieno di pietre e tante piante e distante vide la faccia di un uomo che l’osservava e piu’ si avvicinava e piu’ faccie comparivano intorno a lui.Erano facce grosse e scure ma non se ne vedeva il corpo,piu’ lui si avvicinava e piu’ le faccie divenivano brutte e paurose.Si accorse presto che erano faccie senza corpo ed un lamento veniva da li’ ma non arretro’ ed non ebbe paura.Quelle faccie erano spaventose e nessuno mai avrebbe retto alla loro vista e quei lamenti stridevano l’anima.
Con la sua spada si lancio deciso su una di quelle colpendole ma la testa si ruppe’ senza nessuna reazione e senza nessun lamento e cosi’ fece allora con le altre,finche’ un urlo’ piu’ umano lo fermo.
Comparse allora lo scultore Bentivoglio che lo prego’ di smettere per non distruggere tutte le sue opere.
Ammise di aver approfittato di quella zona disabitata ed abbandonata per nascondersi con la principessa e per non farsi scoprire aveva cosparso il terreno di teste paurose.I lamenti venivano dalle capre Magrebbine del monte Kutrone al di la’ delle praterie del Tabbasi.Il generale non si mostro’ curioso dell’informazione poiché la sua pressaante preoccupazione era trovare il paroliere.Bentivoglio ammise che piu’ su vicino la fonte abitava uno sconosciuto animaluomo che comunque si era mostrato amichevole e comprensivo nei suoi confronti ed anzi lo aveva accolto con piacere mostrandosi d’accordo con la sua iniziativa.
Questo era il signor Castoro,era fuggito via dal regno poiché si sentiva incompreso dalla sua famiglia e da tutte le persone.Aveva scoperto questa sua magica abilita’ di usare le parole ma aveva paura di essere emarginato e giudicato come un qualcosa di strano e per questo era fuggito via rifugiandosi li’.Era un animaluomo semplice e timido e tanto riservato e non comprendeva l’enorme dono che possedeva.

-Come buono….?
-Megghi i nenti….
-Ma chi cè in portineria?
-Ci lassavi a chiddu chi baffuna…..ah ah ah
-Talè m’alluntanu n’anticchia,va pigghiu i cornetti…
-Va bene….
-Che apposto,chi si rici chi fimmineddi?Accanuscisti quarcuna?
-No ancora no….

Il generale era un uomo affascinante ed ogni fanciulla non poteva resistergli ma appena vide la principessa resto’ a bocca aperta e si sentii come un bambino indifeso di fronte a quella donna.Allora capii perché  Bentivoglio era disposto a rischiare la vita contro suo padre cosi’ violento ed autoritario.Voleva proteggere un fiore bello e delicato da un ingiusto destino.Ma Bentivoglio seppur per amore e per una giusta causa stava mettendo a rischio la sicurezza di Xacca e per questo gli chiese di portarlo subito dal paroliere.
Arrivati alla fonte comincio a chiamarlo e poco dopo arrivo il Sig. Castoro.Alla vista del generale inizio a tremare e le sue gambe per la paura iniziarono a correre in modo irregolare,andava su andava giu’ sbattendo contro gli alberi.Bentivoglio ed il Generale fecero una fatica disumana per fermarlo ed altrettanta per farlo calmare.Il sig. Castoro inizio a gridare tante parole confuse che riepirono l’aria di colore che quasi soffocava i due che si ritrovarono immersi in atente immagini confuse che si mischiavano addosso a loro.
Quando riuscirono a calmarlo sembravano due arcobaleni abbigliati con tanti tipi di vestiti del Grancannalevale.Il Generale spiego che l’Imperatore aveva subito bisogno di lui e che il destino di Xacca dipendeva da lui.Lui era l’unico che poteva salvarla,per la prima volta nella vita il Sig. Casoro si sentii amato ed apprezzato per quello che era,quello che lui credeva un difetto adesso era la cosa piu’ importante che un intero regno gli chiedeva di mostrargli.Tutti volevano che lui fosse e facesse quello che era.
Il sig. Castoro comincio’ a correre in maniera ordinata fino alla grande citta’ e fino al palazzo e non si accorse nemmeno di essere arrivato a gran velocita’,da solo,nella stanza dell’imperatore.
Si volto’ ed era solo,come un qualsiasi semplice sconosciuto,dinnanzi all’imperatore ed all’improvviso un mucchio di guardi gli crollo’ addosso.
L’imperatore gli senti urlare che lui era il paroliere e la stanza di colpo si riempi di colore.
Dopo aver allontanato i soldati che sembravano damigelle in festa accolse velocemente il paroliere e lo invito al suo fianco.Quel giorno lui doveva combattere per Xacca e battere il potente paroliere Zamenoffo.
Il signor Castoro rivolgendosi umilmente all’imperatore come qualcuno che stava rivelando la propria incapacita’ sapendo di deludere chi sperava in lui,disse che non aveva mai usato davvero quella sua dote ma solamente aveva tenuto sempre tutto per se.Lui da anni si divertiva a costruire magnifici discorsi che si intrecciavano ed esplodevano come tanti arcobaleni che volavano in un cielo che cambiava continuamente colore e le parole si arrampicavano una sull’altra e si univano come stupendi castelli fino ad arrivare a toccare quel cielo.Ma tutto questo solo nella sua mente e mai l’aveva condiviso con qualcuno e tanto meno scontrarsi con un altro paroliere che faceva le stesse sue cose e sicuramente meglio e sicuramente era abituato alle sfide.L’imperatore lo stava a guardare serio ed impassibile.Il signor Castoro era felice di sentirsi utile ed apprezzato ma aveva paura di deludere.L’imperatore si alzo’,si avvicino’ a lui con gli occhi nei suoi occhi e poi di colpo urlo’ con fare paterno e benevolo.Gli mostro’ la sua gamba alzando la sua veste di seta e scopri’ una gamba di legno d’avorio finemente decorata.Quella era il risultato della sua paura,della paura di deludere il padre.Lui sapeva di essere il cavaliere piu’ bravo e piu’ coraggioso del reame ma agli occhi del padre si sentiva incapace e non all’altezza delle sue aspettative,pensava che il padre pretendesse di piu’.
Per deluderlo parti alla ricerca del drago Attavolo che stava mettendo a ferro e fuoco il reame,lo colse nel suo nido sulle alture e gli strapiombi di Cammordins e davanti a lui non ebbe paura.Il drago si trovava su una delle falesie di Cammordins e lui su un'altra,lo sfido ed inizio’ il combattimento.Colpi di ali ed artigli sugli scudi,colpi di spada che toglievano squame dal corpo del drago,fiamme calde lo coprivano interamente e lui si riparava su se stesso con lo scudo,d’un tratto il drago lo colpi e lui volo su una falesia piu bassa e di nuovo il drago torno alla carica,il principe si alzo’ di scatto e con un gesto veloce del braccio lancio’ un pugno di rina da molto distante,la nuvola di rina colpi negli occhi il drago,si confuse ed ando’ sopra di lui che con un colpo di spada gli taglio’ una zampa.Le urla del drago si udirono per tutto il reame e tutto il suo dolore divenne una furia di aggressivita’ che si stava per abbattere sul principe.Da lontano arrivo’ il padre,l’imperatore,con la cavalleria a dare supporto al figlio e si preparo’ per intervenire.Il principe aveva dinnanzi agli occhi il drago che stava attaccando e non aveva paura ed il padre in lontananza che lo guardava ed egli pensava che il padre non ritenendolo all’altezza di uccidere il drago da solo voleva sminuirlo facendo intervenire altri cavalieri.Non poteva dargli ragione e deluderlo facendosi aiutare dalla cavalleria.Lui non lo avrebbe deluso,lo avrebbe uccido da solo ed adesso,avrebbe dimostrato tutto il suo valore.Il drago si preparo’ all’impatto allargando le fauci piene di centinaia di denti ed all’improvviso sputo’ una fiammata ma il principe se lo aspettava e non si mosse,copri il corpo con lo scudo e preparo la spada per il colpo,voleva tagliargli la testa e non aveva intenzione di spostarsi,voleva il drago vicino,gli avrebbe tagliato la testa prima che le sue fauci lo prendessero.Ma il drago proprio prima di afferrarlo diede un colpo di ali che fecero sbilanciare il principe che stava per cadere,ma con la spada riusci’ a trafiggere il drago sulla testa squamosa,allo stesso tempo il drago afferro’ una gamba del principe che si era sbilanciato e strise forte.
Tutti i denti penetrarono la gamba del principe che per reazione spinse ancora piu’ forte la spada dentro la testa del drago ed il drago strinse piu’ forte.Delle urla strazianti si levarono mente il padre imperatore e la cavalleria guardava impotenti sulle scogliere di Cammordins.Dopo le urla il silenzio ed il drago cadde in acqua e porto’ con se la gamba del principe che ormai stava esausto e sanguinante disteso sulla falesia con la testa penzolante.Vide solo,a testa in giu, il drago che cadeva e sprofondava in mare.Ed adesso ecco il risultato di quella sua paura,una gamba finta di avorio,finemente lavorata.Quel giorno forse non ho deluso mio padre ma ho sicuramente deluso me stesso,questo disse l’imperatore al sig. Castoro.Il giovane principe aveva paura di deludere e non capiva che davvero aveva le qualita’ per farcela nell’impresa,lui sapeva nel profondo del suo cuore che poteva farcela perché aveva davvero delle qualita’ straordinarie e uniche che voleva usare solo per il bene,a favore della gente e del suo reame.
La stessa cosa stava capitando al sig.Castoro,egli aveva qualita’ straordinarie ed uniche ed in piu’ aveva un cuore puro e pieno di bene.Non doveva avere paura ma scoprire e comprendere queste straordinarie qualita’.Se non lo avesse fatto avrebbe deluso soltanto lui stesso.
Il sig. Castoro guardo’ quella gamba e pianse sfogando tutta quella paura e timori che aveva tenuto nascosto per anni dentro se.
Uscirono l’imperatore ed il paroliere a braccetto,acclamati dalla corte e dai soldati e poi si diressero verso i confini del regno dove si sarebbe tenuta la sfida.
Il giorno di metaferragosto i due eserciti in tenuta da guerra erano uno di fronte all’altro,le truppe di Xacca shierate sulla spiaggia dei templi Rubri e in acqua la flotta di Riberas.Due alte torri di legno azzurro delle foreste della Lumia si innalzavano tra la folla e su ognuna di essa i due parolieri.
Il potente paroliere Zamenoffo faceva paura,alto e con una barba arancione che scendeva fino a terra,il volto coperto da un cappuccio verde,del colore del suo mantello,un grosso medaglione color giallo pendeva al suo collo e si illuminava di una luce rossa.Il sig. Castoro aveva degli occhialini tondi dorato e teneva al braccio due grossi libri,era vestito con una camicia bianca ed un gilet colr paglia secca ed al collo aveva un papillon rosso a pois bianchi.Entrambi aspettavano in silenzio l’inizio della sfida.All’improvviso squillarono le trombe Eustakee e Zamenoffo allargo’ le braccia,scoprendo il capo,il suo sguardo era aggressivo e sicuro ma il sig. Castoro senti’ dentro se una forza pulita e buona che non gli faceva temere nulla.Comincio’ a srotolare una serie di parole e frasi che intrecciarono significati e storie che si alzarono nel cielo riempiendolo di color marrone e nero,le parole schizzavano fuori innalzando mura robuste e torri che si ergevano su quel cielo scuro e da li’ repentino ‘ parti il sig. Castoro,stringendo al petto i suoi libri,fece scorrere parole come il miele che scivolavano su nel cielo come un fiume di profumi e caldi venti che leggeri salivano al cielo come bolle e spruzzavano l’aria colorando il cielo con tanti arcobaleni e piu’ parlava e piu’ gli accorbaleni abbracciavano il cielo e coprivano lo scuro che si era formato con Zamenoffo,le parole come cascate si riversavano nell’aria creando prati su cui si ergevano splendidi castelli che coprivano ed abbattevano le grigie mura che vi erano.Zamenoffo allora alzo’ ancora di piu’ la voce ed ando’ velocissimo lanciando parole e frasi che sferecciavano velocissime nell’aria creando rapidamente e confusamente un delirio di forme e colori che si mischiavano disordinati.Il sig. Castoro ancora piu’ si strinse gli occhi e schiaccio forte i libri sul petto ed un sorriso smagliante gli copriva il volto,le sue poesie e frasi si intrecciavano come piante in fiori sulle strutture grigie create da Zamenoffo e ne spaccavano le mura,il cielo si mise a girare come un uragano mescolando colori scuri e colori arcobaleno che creavano scariche elettriche che muovevano l’aria calda.Vi erano lampi grigi e vi erano lampi arcobaleno,i colori coprivano e smantellavano le strutture grigie ma il vecchio Zamenoffo lancio’ un urlo ed il suo medaglione si illumino di rosso lanciando un lampo che si propago intorno,il sig. Castoro corse rapido piu’ del vento ai piedi della torretta evitando il lampo rosso,la gente fuggi e l’imperatore grido al Sig. Castoro di andare via.Ma il sig. Castoro era sicuro di farcela,anzi era certo delle sue qualita’ lo guardo con questo pensiero ed ancora piu’ convinto e deciso lancio parole e frasi verso Zamenoffo,iniziando a correre intorno la torretta del vecchio paroliere piu’ veloce delle ali di un calibri’.Zamenoffo aveva riempito tutto lo spazio intorno la spaiggia di alte e possenti mura,le torri spuntavano da terreno come funghi e stringevano sempre piu’ verso il Sig. Castoro,il cielo sembrava scolare giu’.Un turbine di colore si alzo’ dal sig, Castoro che girava come un uragano lanciando frasi che si articolavano su storie dai mille significati che partorivano milioni di realta’ e centinaia di significati,fino a bucare quel cielo grigio.E mentre le grigie costruzioni stavano per avvolgerlo scoppiarono una tempesta dfi fiori e verdi piante che come un ondata colorata sfondarono quelle strutture ed il signor Castoro urlo “e vissero felici e contenti!” ed all’improvviso vi fu un bagliore che illlumino’ tutta la terra all’improvviso.
Zamenoffo venne investito da quell’immensa esplosione di colore e luce,il suo medaglione esplose in mille pezzi ed egli venne dissolto da quella luce.Il sig. Castoro cadde dalla torretta e rimase a terra.
Le navi ed il re ormai si erano allontanati impauriti dallo spettacolo e non tornarono mai piu’ indietro.
Quasi tutto il reame ed il mare di fronte erano pieni di piante e fiori ed erano dipinti da mille colori.
Il sig. Castoro era a terra con il papillon slacciato e gli occhiali rotti.L’imperatore lo prese tra le braccia e lo guardava.Apri’ gli occhi e sorrise,e la gente intorno lo acclamo’ con canti di gioia e felicita’.
Disse solo : “ So-sono feli-lice che state tu-tutti bene”
Da quel giorno fu il salvatore del regno’ ed a nessuno importava se balbettava.

-A binutu nuddu?
-No
-Ma cai fattu,nca nienti assistimasti?
Va pigghia i birri e i bacardi dda dintra,ca impustamu pi stasira…
-Se ci vado….quanto cornetti pigghiasti?
-5 cornetti e na iris…tanto capaci ca arrestano…
-Vabbe’….
-I cartuna ra birra su misi sutta u lettu…

La strada era illuminata dal sole e li’ di fronte il mare con i gabbiani che volavano sopra i palazzi.
Nel cortile vi era silenzio,non c’era nessuno.

-Amuni’ aiutami,apri sta vetrinetta frigo..
-I bacardi mettili ncapu e poi tutti i birre…

-Si ma pigghiu cavura veni chiu picca?
-Oh signor Correo! Che oggi un travagghia?
-No no oggi ce picca travagghiu e mi lassaru a casa,a casa me figghia un mi voli e vegnu attrovu all’amici…
-Ca s’assittassi….Che prende…
-Vabbè dammi na birra nca mi fa bene per la digestione,maciavi un calzone fritto….
-Scrivo..?
-Certo…scrivi ca faccio pagamento unico,è meglio…
-Si si certo….

Il marchese Correo era un nobile di corte che si era distinto per le sue doti diplomatiche durante il regno di Cocchiara I,infatti fu lui ad ottenere la pace senza alcuna battaglia e senza alcuno sforzo con il principato di Menfipalo.Era un tipo furbo e con una buona memoria,sapeva inventare storie facendole credere vere con un abilita’ che affascinava la gente che ascoltava.Quel giorno convinse il principe di Menfipalo che i territori di Reanella in realta’ erano stati donati a Xacca da un suo nonno secondo il trattato di allenza stipulato per ringraziare l’imperatore nell’intervento nella battaglia di Ponteferro contro i barbari del belicio che volevano attaccare il principato rovesciando suo nonno poiche’ egli aveva preso in moglie la figlia del capo dei barbari Margheritas che non voleva sposare il brutto e cattivo Gibbellinos.L’imperatore di Xacca allora intervenne chiamando a raccolta le truppe,anche oggi alleate di Caltabbelonittas e del ducato di Foggio.Le truppe si unirono e lottarono insieme fermando i barbari del belicio alle porte del principato ed a Ponteferro ottennero un armistizio dichiarando che i due popoli da ora in poi erano alleati e che il matrimonio dei due figli era la garanzia.Poi il padre del principe per amore della madre Rosaliella del regno di Xacca le regalo’ un immenso giardino che sorse proprio a Reanella,l’imperatore che vide il principe cosi’ felice non si preoccupo’ del giardino ma poi alla sua morte la madre,non volle piu’ andare nel giardino e per il dolore fuggi lontano verso Panormus.Adesso il figlio semplicemente cadeva in errrore poiché non conosceva cosa significava quel territorio e perché appartenesse al regno di Xacca,disse che l’imperatore voleva comunque risistemare e fare rinascere quel giardino in onore del principe innamorato e della bella Rosaliella di Xacca.
Il principe si scuso’ piangendo,ridiede i territori a Xacca e contribui’ anche per le spese di sistemazione del giardino.

-Talè fammi un cafe’..aumeno a facevo travagghiari sta Cimbali…
-Sig. Correo…vuole..?
-No no sinno mi sconza u sapuri ra birra…
-Ah certo…
-Ma sannu vistu l’amici mea?
-Se prima vinni Ngnaziu e Carlo…..
-Sunnu au comune?
-Bho mi pari di si…
-Ca cci avvicinu…lassu a birra cca…un la iccati…
-Ma diventa cavura…
-Megghiu…e chiu bona….

Il marchese Correo un triste giorno ando’ dall’imperatore annunciando di volersi ritirare.
Sua moglie era morta ed i figli non lo volevano piu’ a casa con loro,lo accusarono di aver trascurato la madre prendendola in giro con i suoi discorsi sull’amore e la famiglia mentre la sua vita girava solo sui rapporti tra i vari regni e principati.L’unico rapporto che poteva vivere sinceramente era quello con la moglie ed i figli ma non era capace di dire la verita’ dei suoi sentimenti e dei suoi sogni.
La moglie mori’ di tristezza finchè il suo cuore non si spense per il dolore.
L’imperatore gli chiese se potesse fare qualcosa per alleviare il suo rimorso ed il suo dolore.
Il marchese gli chiese solamente di poter essere l’imperatore dello scoglio dove sorgeva il faro del porto,l’imperatore dello scoglio Salato.L’imperatore non capi’ questa richiesta e gli chiese perché.
Lo faceva solo per farsi male e punirsi,poiché la sua natura ed il suo istinto lo portava solo a dedicarsi ai rapporti diplomatici tra i regni,cosi’ essendo un imperatore ma di nulla sarebbe stato costretto dalla sua natura a cercare accordi diplomatici con Xacca ma che alla fine non valevano a niente e non avevano senso,ogni volta che l’avrebbe fatto si sarebbe ricordato di come l’inutilita’ e l’insensibilita’ di quella natura abbiano distrutto l’unico rapporto vero ed importante nella sua vita.
Ogni volta che cercavo dei contatti diplomatici dovevo ricordare di quanto cieco sono stato e quanta assurda è ancora oggi la mia vita.Troppo comodo allontanarsi da tutto con una vita semplice e isolata.
Doveva ricordarsi ogni giorno la sua colpa.Visse tutti i suoi giorni in una triste punizione e campava solo per punire se stesso.L’imperatore lo vide serio e sincero per una volta,s’impietosi e con un atto pubblico gli concesse l’autorita’ e la proprieta’ dello scoglio di Salato fino alla sua morte.Lo proclamo’ allora imperatore dello scoglio di Salato.Quel faro’ fu il suo palazzo e li’ da solo scontava la sua pena ma di tanto in tanto tornava a Xacca.





Due lettere.Immerse nella nostra realta' quotidiana ma sospese tra teoria e pratica

Lettera dell' Amore all'uomo
Uomo cerchi Amore? E dove lo cerchi?
 Vuoi trovarlo cercando Dio?
Forse credi che sia l'unico modo.
Quello piu' alto ed assoluto?
Bene,sappi pero' che non puoi cercare Dio guardando sempre e solo in alto,allontanando i tuoi occhi e pensieri dal mondo.
Non ti accorgi,nella quiete della tua mente,che puoi volgerli anche intorno a te ed oltre il tuo stesso sguardo?
Cercare solamente con la vista è come cercare nella solitudine della propria mente.
Amore si cerca donandosi totalmente alla moltitudine e al caos del mondo con il proprio corpo.
Cercare Amore con il corpo abbracciato e penetrato in quel mondo che prima non hai mai osservato.
In realta' Dio è di fronte ed accanto a te,semplicemente in un altro uomo e nella vita che lo circonda.
Veramente cosi' troverai Dio e quindi solo cosi' troverai Amore.
Lo scoprirai solo nel prossimo e nella sua vita di tutti i giorni.
Che senso ha guardare il cielo se poi non vivi con Amore sulla terra?
Amore per tutti e tutto.
Dove cè Amore,c'è pace.
E Dio vuole solo la pace.
Cerca la pace e troverai Amore.
La pace del cuore è la pace di tutti gli uomini.
Solo Amore dona la pace.
Dio si trova in terra,in ogni uomo che riceve e dona pace ed Amore.
Se tu doni Amore avrai davvero incontrato Dio.
Non è forse questo il messaggio di Gesu'?
Dio non accoglie belle parole,buoni intenti e preghiere se poi non hai Amore nel cuore e nelle azioni della vita quotidiana.
La sua parola è donata agli uomini per gli uomini e non agli uomini per Dio.
Il messaggio di Gesu' è per gli uomini che amano altri uomini e per coloro che vedranno e sentiranno questo.
Cosi' tu glorificherai sinceramente Dio.
Dio si riflette,dal cielo,sul viso dell'uomo di fronte a te.
Cosi' Dio ti suggerisce come mettere davvero in atto la sua parola nella vita di tutti i giorni.
Tu vivi sulla terra e non nel cielo.
E' qui che troverai Amore che ti portera' davvero al cielo.
Come potresti altrimenti?
Amore per il prossimo vale piu' delle preghiere e delle belle parole.
Devi essere degno di Dio e del sacrificio di Gesu'.
Gesu' ha dimostrato che Amore non ha limiti di fronte a qualsiasi odio sociale e minaccia morale.
Il cuore non teme la morte se possiede Amore.
Amore non teme niente.
Quindi tu non devi temere questa vita che Dio ti dona ma puoi riempirla di Amore.
Se innalzi Amore contro ogni odio e minaccia del mondo l'uomo amera' l'uomo ed avra' la pace che Dio ti mostra ogni giorno.
Una vita d'Amore è una vita felice.
La religione non è teoria da imparare ma pratica da mettere in atto.
La religione non è fatta di regole o tradizioni da seguire ma solo di Amore libero ed incondizionato.
La religione è solo Amore per la pace che Dio ti suggerisce.
Pace del cuore,pace dell'uomo,pace del mondo.
Il messaggio di Gesu' non è chiuso nelle dottrine della Chiesa o nei dogma della fede ma è libero nella vita di tutti i giorni ed esso parla solo di Amore.
Solo l'uomo che vive con Amore verso il mondo ed il prossimo glorifica Dio vivendo giorno per giorno il suo unico ed universale messaggio.
Il vero peccato originale è soltanto l'essere uomini,opportunisti,incoerenti ed egoisti che non conoscono ed accettano l'Amore.
Se Dio ti ha donato una parola,allora,quella ti aiutera' a non essere uomo ma semplicemente figlio di Dio.
Figlio di Dio che ama la vita e la pace del mondo.
Amore si trova riflesso su ogni uomo.
Amore e' l'unica salvezza.
Amore è l'unico Dio

Lettera dell'uomo all'Amore
Amore dici parole giuste ma ormai non ti cerco neppure piu' attraverso Dio,non so piu' dove cercarti.
Sono smarrito,mi son perso e non posso piu' trovare salvezza.
Mi sento cieco e sordo,ho paura di toccare il mondo perche' mi sono arreso e son certo che non sarei capace di vivere costantemente d'Amore.
Io vorrei tanto vivere usando solo Amore,per ogni pezzettino della mia vita,vivere con sincerita' e fratellanza.
Nessuno che si approfitta e nessuno che arreca danni al prossimo.
Ma l'evolversi di questa mia vita mi inquina l'anima.
Proprio questa vita qui.
Non avviene questo per mia consapevole incoerenza emotiva ma solamente a causa di logiche e meccanismi da me creati senza volerlo realmente.
Potrei definirli conseguenze collaterali della natura umana.
Logiche e meccanismi della vita quotidiana o del lavoro spesso manipolano l'anima e quindi semplificando al senso piu' importante della mia esistenza,mi allontanano dall'Amore.
Ma essa e' l'unica forza che fa battere il mio cuore e quindi che fa esistere l'uomo.
Cos'altro potrebbe esserci al centro del mio cuore?
Vivo dentro un umanita' divenuta sporca e che nasconde dentro se il fiore piu' bello svelatoci da Dio.
E cosi' innaffio inutilmente la vita con acqua che non disseta ma che crea solo un deserto di fango dove corro stupidamente solamente per paura di essere travolto e sporcare quel fiore nascosto.
Purtroppo,sono consapevole che non si puo' correre nel fango senza sporcarsi.
Tutti vorremmo sempre Amore ma non ci si puo' fermare e dire :
"da ora in poi,nella vita quotidiana,tutta l'umanita' vivra' con Amore ".
Solo in questo modo l'umanita' potrebbe coltivare liberamente l'Amore che ogni uomo sente,vero e naturale nel suo cuore.
Tutta l'umanita' lo desidera,l'uomo lo desidera fortemente dentro di se.
Ma perchè non è cosi'?!
E se provassi a farlo,prima o poi verrei comunque travolto da quel fango.
Qualsiasi parola di conforto,di speranza o di Amore che possiamo trovare o donare non cambiera' il mondo.
Cambiera' solo alcuni comportamenti dell' uomo e le convinzioni piu' intime della sua anima.
Poichè dovrei pur sempre vivere e lavorare in questo tipo di mondo ed esso finirebbe per demolirne ogni parola.
Dovrei lottare con un intera umanita' per poter contenere quella logica e non soccombere ad essa nel tentativo di contrastarla.
Alla fine sono solo un uomo che si specchia sulla intera umanita' e si vede debole innanzi ad essa.
Mi avvolgo con una corazza di paura che mi possa proteggere da altri uomini come me.
Quindi posso solo rendere la mia vita incoerente,viverla in maniera sempre incoerente.
Alcuni momenti sono nel fango,altri nell'Amore.
Non basta riempire d'Amore la mia vita privata,i miei affetti e creare una piccola oasi dove vivo l'Amore.
Troppo facile vivere cosi' e poi alzare le spalle nella vita e nel lavoro quotidiano.
L'unica mia coerenza è ammettere realisticamente che nella mia vita non riesco costantemente ad avere e donare l'Amore.
In questo periodo storico sono due le catene piu' pesanti che mi tengono spesso nel fango,in qualsiasi ambito della vita : la rabbia e l'ipocrisia.
Entrambe sono l'opposto degli strumenti con cui si manifesta l'Amore e cioè : la Pace ed il Rispetto.
Non riesco ad usare questi strumenti,miseramente sono perdente ed inerme contro questa vita,e mi dono catene che tirano dietro con se tanti altri difetti e debolezze.
Mi rendo conto che mentre il treno corre non posso scendere e restare fermo solo per giustizia di una morale ed un bene universale.
Potrei forse isolarmi e costruire solo rapporti veri e buoni,dove il mio animo non debba preoccuparsi di nessuna logica o meccanismo?
Potrei uscire allo scoperto e vivere senza corazza ma solo con Amore?
Ma alla lunga,riuscirei a mantenere solamente quei rapporti sociali?
Non è forse troppo facile allontanarmi dai mali per non subirli e venirne coinvolto?
Cioè,non saprei mai se la mia anima è vera nonostante quei mali.
E' come dire: " io non tradiro' mai mia moglie!"
E cosi' vivo circondato da maschi o minuto per minuto con mia moglie.
E se vivessi con delle donne e resterei giorni senza mia moglie?
Cosi' la tradirei??
Chi ha un anima cosi' grande da combattere,in questo mondo,senza corazza e restare retto?
Ed allora cos'è meglio?
Vivere davvero solo d'Amore,sempre,in ogni situazione e verso il tuo prossimo?
Puo' un uomo che vive e lavora in questa societa' esser cosi'??
Un guerriero senza corazza incontro qualsiasi nemico.
Se usassi solo e sempre Amore,continuando la mia vita quotidiana,verrei raggirato,sfruttato ed usato prima o poi.
Accade questo,non perchè l'uomo' è cattivo ma perché ha paura e non vuole soccombere alla vita stessa.
Inutilmente combatto la mia inquietudine e la mia coscienza avvilita.
L'anima soffre ma non sento piu' alcun dolore.
Non sento piu' niente.
Senza Amore si lotta nel fango l'uno contro l'altro e si tenta di essere sempre piu' forti dell'altro,come un inutile fontana che un po' mi porta su ed un po' giu'.
Perchè se uso sempre Amore sono debole e mi danneggiano?
Perchè l'umanita' ha paura dell'Amore ed ha paura di viverlo?
Perche' l'umanita' non vive d'Amore??!!
Per questo vivo da incoerente con le mie mancanze e peccati verso Amore e l'umanita' stessa e piango dentro la parte piu' nascosta e sola del mio cuore.
La stessa parte che usero' poco prima di morire e che si aprira' sbocciando come un fiore.
Sono convinto che allora trovero' Amore,il mio Amore,e lo vedro' volare sul mondo.
Solo allora provero' dolore per essere uomo, misero ed incoerente che ha corso inutilmente su un mondo fermo.
Io vorrei non correre,non salire su un treno,vorrei essere libero di lanciare il mio Amore sull'umanita'.
Bagnarla d'Amore,cosicche' possa arrivare fino alla sua anima ed ad ogni singolo cuore libero dal fango e privo di catene.
Non vorrei catene e corazze per non avere piu' paura di amare.
Tutta l'umanita lo vorrebbe dentro di se.
Non voglio avere paura di me stesso e che possa farmi male solo perché l'umanita' ha paura della vita.
Vorrei vivere la vita quotidiana ed il lavoro con Amore.
Vorrei che domani,all'improvviso e nello stesso istante ogni uomo dicesse tutto questo per poter finalmente fare l'Amore con la vita e con il mondo.
Ma sono uomo,solo ed incoerente.


Palermo : laboratorio sociale e culturale sulla diversita' e la convivenza multietnica

"Non ti addisturbari....la corriera porto' ritardo.Ci vediamo al Politeama quando lenti del lavoro...."
"Ok,allora fatti na passiata cosi' visiti Palermo...."

"Palermo!
Da quanto tempo non venivo qui.....quant'è bella e quanto e granni!
Quanti vuci e quanti facci.....Chi granni citate!
Me ne sono andato passiando pi li so strati......via Maqueda.......stazioni centrali.......via Roma,strati e stratuzze.
Ho caminato in mezzo la fudda e manco mi è passato per la testa se avevo allato un palermitano o un indiano o un tunisino.
Parevanu tutti palermitani...
Io manco mi ci avevo apprecato! La cosa non mi strammiava per nenti.
Ma pero' talianno la televisione sento che tante pirsone ci si apprecano......e come se ci si apprecano!!!
Tutti si scantano ma nessuno accapisci che nel mondo ovunque ci sono gente tinta e gente buona ma non possiamo vivere strammiandoci se allato abbiamo uno stracomunitario qualsiasi.Chistiano è!Che ne sai com'é??Perchè il siciliano puo' essere migliore?Pirsone siamo!
A me pare tutto cosi' normale.....insomma a me non mi cambia assai...certo sti stracumunitari. 
Per fortuna i sicilani siamo accoglienti ma spesso,sutta sutta,ci sentiamo sempre piu' sperti degli altri.
E quindi macari sti stracomunitari ci parino babbi ma se è per questo sfottiamo pure li tedeschi o l'americani.Non è mancanza di rispetto e solo ca semu fatti accussi'!
Ma poi,mischineddi sti stracomunitari,infine non è che li guardiamo tanto diversi rispetto ad un pover uomo palermitano che ci vende l'accendini al semaforo o vende frutta alla cantoniera o che dorme dentro una catapecchia di Ballaro'.
Insomma molti sono puvireddi e mischinazzi come noi-altri.......se li dobbiamo aiutare,li aiutiamo.....se li dobbiamo arrunzare,li arrunziamo.
Egualmente s'intende e non certo per razzismo.
Poi certe volte tutti quanti ci strammiamo e ci meravigliamo quando l'immigrato stracomunitario pakistano o nigeriano ci parla 'nta un italiano meglio del nostro ed allora per magia addiventa come un italiano,ma della zona...un italiano-siciliano ed allora usiamo piu maniere.....si usa il Lei e si hanno certe premure come si fosse meno babbu o meno puvirazzu.
Appunto perchè la diffidenza non è per razzismo ma per una sorta di distacco e distinzione sociale.
Infatti la stessa cosa accapita con un palermitano che ni pari del popolino ma chi poi parla italiano.
E allora lu pregiudizio scompare o si attenua.
Questo è l'unico pregiudizio che ci frega....la distinzione ed il confronto della categoria sociale.
Ma è pregiudizio caratteriale e mai veramente discriminatorio o razzista.
Tipo a dire : iu sugnu chiu' 'ncapu r'iddu....sono meglio....mi posso pappariari o sentirmi un cazzo e mezzo!
Ma attenzione non sempre pero'........dipende pure i casi...le situazioni o i posti....
Una volta mi attrovavo all'ospedale qua a Palermo,c'erano tanti stracomunitari e ovviamente nessuno era trattato diversamente dai dottori e dalla gente che aspettava il turno.
E ci mancassi!
Tutti siamo persone e tutti stiamo male a la stessa maniera....ma poi mi accapito' di vedere una signora Bingalisi incinta.....ma come erano tutti cortesi e priusi che ci addomandavano se era maschio o femmina!
Mi veniva di pensare "ma talè ,qua a Palermo,siamo tutti eguali" -"ma non si ci appreca nessuno ca quella è scura o è vestita strana??"....parevano tutti una razza!
Camminando per Palermo ho visto pure un picciutteddo cinese...ma cinese assai...parlava italiano buono e quando entrava nei negozi o camminava per la strada tutti lo scommettevano e lo trattavano da palermitano... Chi bella cosa!
Sto picciotto camminava insieme ad altri picciotti palermitani e come babbiavano...come si stricavano...non ce ne fotteva niente ca quello era giallo cinese!
Passiando passiando ho visto pure tanti stracomunitari che lavorano nelle putie o nei cantieri edili.
Pure io sono muratore ed al lavoro ci rompiamo la carina e fatichiamo,sudiamo e ci sono pure stracumunitari e mischineddi faticano come noi-altri e magari ci aiutiamo....ci spartiamo il mangiare,compriamo la birra a giro e ci arrispettiamo uno con l'altro perchè a travagghiari siamo tutti eguali.
Magari c'è quello che fa lo sperto e comanda ma questo non accade perchè l'altro è nero ma fanno li sperti perchè vedono che l'altro non reagisce.
La stessa cosa accapita agli italiani o stracumunitari...non cambia niente se ha il colore di pelle diversa.
I sperti-minchia non guardano colore!
Secondo me qua a Palermo possiamo pure fare i sperti o sfottere ma alla fine per cose serie ed importanti siamo tutti eguali.
Mi addomando: "nca perchè in altre parti si ci apprecano cosi' assai se quello è nero o quell'altro è indiano o musulmano?
Ma che gliene fotte a loro?Che gli levano?
Il lavoro.....!?? E noi perchè non ce ne lamentiamo?
Alla fine mischineddi fanno soprattutto i lavori che manco noi-altri vogliamo fare e se fanno gli stessi lavori nostri,io dico,hanno diritto di mangiare e campare come noi-altri se lavorano bene.
Alla fine vivono tutti bene insieme qua a Palermo e li stracumunitari si comportano bene.
Si comportano bene forse perchè si sentono arrispittati o forse perchè vedono che noi altri alla fine siamo accoglienti.
In Sicilia e a Palermo noi-altri siamo amici con tutti,ci conosciamo tutti ed amiamo socializzare ed abbiamo una certa apertura caratteriale,se qualche cosa non ci piace lo diciamo chiaramente.Tra di noi abbiamo una solidarieta' sociale che al bisogno ci fa mettere uno allato all'altro per sistemare la situazione.
Forse in altre parti manco si conoscono e non si schifiano uno con l'altro,non lo so.La gente quando non c'ha legami e si sente socialmente isolata pensa che c'è anarchia e qualsiasi delinquente,taliano o stracomunitario,puo' prendere campo.E con chi se la pigliano?!
Qua in Sicilia e a Palermo siamo tutti amici ma nessuno ci deve rompere i cabbasisi!
I stracomunitari lo sanno e si sentono arrispittati come chistiani,alla fine!
Insomma non abbiamo problemi seri con sti stracomunitari......campiamo tutti insieme pacificamente nella stessa terra.
U problema è a povirta' e u travagghio scarso ma quello è eguale per tutti!Cosi' giusti e cosi sbagliati egualimenti!
Qui a Palermo per davvero possono insegnare agli altri italiani che significa convivere con tutti le genti del mondo.
Le persone stramme o buone non hanno un colore di pelle specifico......e in ogni caso prima di malitrattarli o abbracciarli li dobbiamo conoscere,italiani o stracomunitari chi sono!
Io sono convinto assai che qui a Palermo possiamo insegnare la convivenza con tutti i tipi di persone a tutta l'Europa perchè,Signori miei,solo noi siamo capaci di certe cose.
Questa citta' è un vero e proprio laboratorio sociale e culturale sulla diversita' e la convivenza multietnica!"

"Zio Nardo...scusa non ti ascoltavo.....cosa  hai detto?"
"Tante belle cose...tante belle cose......."

UN'ALTRA REALTÀ
Luglio 2016

La pioggia mi aveva colto all'improvviso,non mi ero nemmeno accorto dei nuvoloni neri,carichi d'acqua che lentamente sopraggiungevano alle mie spalle.
Con le prime gocce le nuvole furono spinte da un forte vento e minacciose ricoprirono Palermo.
Di fretta e furia abbandonai la mia corsetta pomeridiana a Parco Uditore e mi lanciai verso l'uscita.
Adesso,ripensandoci,non capisco perchè quell'istintiva frenesia mi colse con le prime gocce.
Forse è una caratteristica tipica siciliana scappare impauriti dalla innocua pioggia.
Quello che so è che servi' a ben poco,poiche' gia' prima di uscire dal Parco ero fradicio d'acqua.
Come un grillo mi misi a saltare scansando pozzanghere e poi persone che correvano smaniose come me e poi auto sopraeccitate dallo sconvolgimento generale.
Per far prima saltai le ringhiere del tram ma nel caos generale non mi accorsi che sopraggiungeva il tram.
Le luci che mi abbagliavano accesero il mio cervello,rapidamente la mia frenesia divenne paura,ebbi solo il tempo di realizzare che stava per arrivare l'impatto.
Pochi secondi dopo senza capire cosa stessi facendo e dove fossi,riuscii ad aprire gli occhi e vedere di fronte a me.
Vedevo soltanto ma non capivo.
Non capivo,appunto,perchè ero ancora in grado di vedere.
Quel senso mi mostrava qualcosa di illogico che il mi cervello stordito non era in grado di comprendere.
Non ero piu' su i binari del tram con il sopraggiungere del mezzo che mi stava impattando.
Dopo il mio sconvolgimento iniziale,mi accorsi di essere dentro una strana cabina telefonica per strada.
O almeno è cio' che capii nonostante tutto intorno percepissi qualcosa di diverso,quella realta' stonava con il mio intuito.
E mentre ancora osservavo,colsi un uomo con un mantello nero avvolto da cinghie argentate che mi osservava fisso sotto il suo largo e strano copricapo.
I nostri sguardi combaciarono e l'uomo sorpreso inizio a correre.
Allora io,come se quell'uomo fosse il mio unico appiglio in quella realta' estranea che confondeva la mia vista,cominciai ad inseguirlo.
Perchè stava li' ad osservarmi?Sembrava che si stesse accertando delle mie condizioni o forse delle mie reazioni.Chi era quell'uomo?
Ero confuso ed agitato,mentre correvo istintivamente guardavo intorno a me cercando punti di riferimento.
Dove mi trovavo??
Cominciavo a guadagnare terreno verso quell'uomo che sembrava stanco dall'inseguimento.
Non vedevo mezzi di trasporto e riuscivo a correre con molta liberta' poiche' nulla intralciava i miei piedi e per dir la verita' mi accorsi che non c'erano strade ma un sottile prato tra le costruzioni.
Ma poi che razza di case erano quelle!Dove cazzo mi trovavo!
Quasi riuscivo ad afferrare il braccio di quell'uomo,quando gettandosi dentro una stessa cabina telefonica scomparve letteralmente.
Ma cosa mi sta succedendo?!Chi era quell'uomo?E perchè è scomparso all'improvviso?!
Scomparso come se fosse evaporato.....scomparso dalla mia visuale.....scomparso nel nulla!
Con la testa piena di mille domande,appoggiato alla cabina,iniziai a guardarmi intorno come fossi un uomo che ha perso la ragione.
Non trovando alcuna risposta logica,provai a racimolare tutta la ragionevolezza e lucidita' possibile,iniziai a respirare profondamente ad occhi chiusi,cercando tutta la calma possibile.
Non sapevo dove mi trovassi e gia' la gente che passava al mio fianco mi osservava incuriosita,dovevo provare a star calmo per non destare sospetti e poter capire dove fossi ma soprattutto come tornare a casa.
Con un sospiro provai a darmi un contegno stando ben eretto e fiero dimostrando serenita',nonostante,credo,il mio sorriso fosse dei piu' finti possibili.
Iniziai a camminare lentamente ed osservare ovunque con aria tranquilla di chi fa una passeggiata.
Una passeggiata in un posto sconosciuto e per di piu' incomprensibile.
Piu' osservavo e piu' mi convincevo di non essere nello stesso mondo in cui ero pochi minuti fa.
La gente era uguale,insomma uguali agli umani.
Mentre pensavo queste cose credevo di essere impazzito,non volevo cedere a quei pensieri assurdi.
La gente era vestita in maniera mai vista,alcuni erano troppo coperti con specie di mantelli colorati che di tanto in tanto cambiavano colore,altri addirittura erano nudi con delle forme geometriche che si alternavano a coprire parti diverse del corpo.
L'unica cosa che potevo fare era entrare in contatto con quella gente,per capire.
Dovevo capire dove mi trovavo e se davvero dovevo cedere ai dubbi dei pensieri che mi scorrevano in testa.
Iniziai a parlare e stupidamente non mi posi il dubbio se la gente parlasse la mia lingua.Ero troppo stordito e non considerai questa eventualita' rilevante.
"Mi scusi..."
Niente.E se non mi capiscono??Non ho alternative devo insistere!
"Mi scusi posso chiederle...."
Niente.Nemmeno uno sguardo.Forse non mi vedevano....?Prima mi osservavano pero?
"Per favore,qualcuno vuole parlarmi??"
Ebbi fortuna.
"Nca si tu parri stranieru,ciertu ca un ti capiscinu!"
Una bellissima ragazza dai lunghi capelli rossi,vestita solo di qualche tondino e triangolino mi aveva rivolto la parola come un qualsiasi rozzone palermitano.
"Straniero io??"
"Se.Nca picchi comu parri?Veni ri l'Italia?"
Parlava in quel modo ma stranamente i suoi atteggiamenti erano delicati come una nobildonna di classe,le sue parole dialettali,solitamente storpiati da quella cantilena aggrovigliata tipica dei palermitani,uscivano purificate e melodiose dalla sua bocca.
"Ah,se vegno di l'italia...scusa come parro.Vinni a vidiri dove nascio me nonno."
L'intuito rapidamente mi consiglio' di cogliere al volo quegli indizi.
Sicuramente in qualsiasi posto mi trovassi si parlava solo il siciliano come fosse una lingua e da quello che capii questo posto non si trovava in Italia,la quale era considerata una terra straniera.
Dovevo solo capire almeno se fossi ancora in Sicilia.
"Ma chi fu fuaddi to nanno ca sinn'io ra Sicilia?Pii fari mala vita nta l'Italia!"
Ok ero ancora in Sicilia!
"Eh...eh....eh si era strano nonno Vicè"
"Ahahah chi parri strano!Comunqui si t'arrinesci a convertiri a citadinanza ti poi arristari cca!Macari sii furtunato e tinni scappi ri l'Italia!Mischni chi mala vita chi fati!"
"Eh si"
Quella ragazza stranamente era morbosamente socievole e spontanea,sembrava una cacciatrice di curiosita' e fatti altrui.
Parlava dell'Italia come una nazione disastrata.Questo mi faceva capire che la situazione geopolitica era diversa da quella che io conoscevo.
"Scusa se ti fermai ma volevo sapere dov'è il centro storico?Cerco a casa unni nascio me nonno"
"Centro storico??Unni nascio to nanno?"
"Case antiche...chiese..."
"Ah u museo tecnicologico -curturali a celu apertu!"
"Eh.......si si"
"To nanno un potti nasciri au museo e mancu rintra i casi ri nobbili ca ci stannu!Che era nobbili??"
"No no,mi raccunto' me matri che la mia sbinnonna stava partorendo pii la strada e fu soccorsa dintra un palazzo.Cose antiche,dettagli confusi.....racconti cosi antichi......"
"Eh certo tempi diversi chiddi antichi,poi ci fu la crisi marittima della prima guerra mondiali,poi li Borboni assistimarono tutti li quarteri vecchi facennu i residenzi sociali"
Mentre parlava camminava ed io la seguivo al suo fianco mostrando interesse ma nella mia testa tutte quelle notizie strane dovevano velocemente essere esaminate per preparare delle risposte e contromosse che non destassero in lei alcun sospetto.
"Ficiro cose buoni li Borboni qui da voi" Ma che cazzo c'entrano i borboni?Ma in che anno siamo?Che significa tutto questo?
Non volli fare nessuna domanda nonostante avessi voglia di sequestrarla e chiederle di tutto.
"Viri dda c'è la strata ca ti puorta au museo.Po iri a peri o pigghi u tappitu d'aria compriessa"
"Ok"
"Chè?"
"Bonu,t'arringrazio.Allora ti saluto...Ciao.."
"Si saluta accussi??"
La ragazza,dopo aver appoggiato il suo corpo su di me,con i sodi seni che pressavano il mio petto,mi mise le mani intorno al collo e mi bacio' calorosamente per qualche minuto accarezzandomi poi tutta la schiena.Al mio paese questo si chiamava schiniare o quasi,visto che praticamente lei era nuda.
"Assabenedica!Accusi si saluta ni nuatri.U capisti?E facili.Un modo simpatico.In Italia comu fati?"
"Diverso.Mu poi spiegari ancora ca un lu capivi bonu?"
La seconda volta capii meglio il modo di salutare ed almeno avevo appreso bene qual'era il modo di salutare da quelle parti.
Puo' sempre tornare utile!
Dopo il suo saluto mi ridestai da quella situazione cosi' piacevole piombando stranamente ma comprensibilmente in un muto sconforto.
Ero rimasto nuovamente solo,dopo l'illusione di un piacevole momento, ed ero ancora qui in questa realta'.Non era affatto buono!
Non ero a casa,chissa' dove ed in quale anno mi trovavo. 
Piano piano il mio cervello stava respirando ed elaborava le parole della ragazza ed i dettagli dei luoghi intorno a me.
Dal posto in cui ero iniziava una specie di strada in terra battuta dalla quale pero' non si alzava un granello di polvere.
Ai lati della strada vi erano come dei tapisroulant sui quali erano fissate delle strane sedie che pero' erano molto inclinate,la gente vi si poggiava su e veniva trasportata.
Quella strada era battuta dai mezzi di trasporto,i quali risultarono assurdi ai miei occhi.
I mezzi di trasporto che vidi erano trainati da vari animali : mucche,pecore,anche cavalli,struzzi,cammelli,vidi anche un elefante.
Avevano solo due bretelle poggiate sui fianchi e trainavano una specie di carrozzino sospeso in aria,dove la gente con un telecomando guidava l'animale.
E poi biciclette,tandem,riscio' senza pedali,per non parlare di strani pattini o aggeggi a una e due ruote.
Mi sembrava di essere caduto nel futuro.
Stetti li' fermo ad osservare per circa mezz'ora finche' mi convinsi di essere nel futuro ma ancora non avevo capito dove fossi precisamente.
Sospettavo di essere in Sicilia ma non potevo esserne cosi sicuro.
Avrei dovuto chiedere: salve,dove siamo?Che anno è?
Ma non mi sembro' la cosa migliore da fare.
Dovevo cercare e carpire piu' indizi possibili,guardare ovunque e magari leggere qualche giornale.
Come comprarlo?Con quale moneta?
Tutto cio che finora mi sembrava semplicemente banale ed ovvio in questa situazione sembrava cosi terribilmente difficile.
Ma da buon palermitano mi misi il cuore in pace applicando la filosofia del "poi si vede,sistemiamo una cosa per volta".
Intanto mi avviai per la strada che la ragazza mi aveva indicato,c'era tanta gente ma mai nella mia vita avevo percepito una calma ed un ordine come quello,dentro di me ormai avevo la certezza di non poter essere nello stesso mondo in cui ero minuti fa o forse ore fa.
Avevo perso anche la percezione del tempo e chissa' quale fosse appunto quel tempo dov'ero adesso.
Dovevo appunto scoprirlo.
Da buon palermitano curioso mi stuzzico' l'idea di provare quello sconosciuto tapisroulant,non poggiava su nessun nastro e nemmeno a terra,piuttosto era sospeso in aria,mi posizionai dentro il mio quadrato,seduto sul sedile mentre soddisfatto sorridevo come uno scemo alla gente accanto a me.
Siccome non so mai stare fermo senza prendere iniziative avventate,ebbi la felice idea di giochicchiare con i quadratini agli angoli,come fosse una pianola.
E cosi' istantaneamente mi ritrovai chiuso in una cellula di vetro.
Come un pollo in delirio iniziai ad agitarmi battendo sui vetri,la gente accanto perdendo la sua aplomb rideva penosamente di me,ed ancor piu' quando scatto' la procedura d'emergenza "accura ci sunnu pobblemi,allavancalo fuora" e venni catapultato fuori.
Avevo fatto la prima figura di merda in quel mondo sconosciuto dove volevo passare inosservato.
Rosso come un peperone mi sistemai cercando un contegno,dovevo certo sembrar buffo per i mie comportamenti e principalmente per il mio abbigliamento.
Provai ad allontanarmi dirigendomi verso una specie di parco giochi e mentre puntavo a quell'aria mi accorsi con mio grande stupore che di fronte quel grande spazio aperto si apriva la visione di un monte che a me era molto noto.Avevo di fronte a me Monte Pellegrino!
"Minchia sono a Palermo!"

CONTINUA.......



La giustizia di Amir


Palermo 30/02/2018

-Comandante un nivuro l'addesidera qua fuori e sta li' aspettando!

-Caputo,venga.

-Comadi

-Avvicini l'orecchio...non ho capito una minchia....si spieghi meglio!!

-Un uomo di colore nero l'aspetta in sala di aspetto....ehm...di attesa...

-Ok.Lo facciamo accomodare?

-Non lo so lei mi deve comandare...

-Ma certo lo faccia accomodare..!..Era una domanda retorica....

-Ah non lo sapevo.....

-Prego si sieda...lei è?

-Amir N'sahra..sono nigeriano...

-Capisco…..mi dica pure...

-Io denuncio mia morte adesso,perchè io solo qui e mia moglie lontana,io....

-No aspetti,aspetti....non ho capito bene....Lei vuole denunciare la sua morte????

-Si,capito bene...

-Aspetti! Mi dica...lei ha il permesso di soggiorno..?

-Si

-Un attimo.Caputooo!

-Comandi ,eccomi!

-Controlli queste generalita'.....Amir.....

-Amir N'sahra

-Ecco...ha sentito?

-Si ma non ho accapito come si scrive...

-Ha un documento...il passaporto...?

-No

-Per favore puo' scrivermi il suo nome in stampatello?…prego...
Ecco Caputo vada.....vada...
Allora mi spieghi bene ed in modo chiaro....

-Io lavora statale dove c'è sfaccio machine....

-In nero..?

-Si

-bene bene...continui.....

-Io pochi soldi e spendere poco perchè mandare casa che serve tanto. Pititto...

 Io vive con 10 pirsone in casa vecchia,ogni mattina alzare 5 e fare strada a piedi.
Lavora tanto e io stanco la sera torna a casa a piedi....

-Sempre...anche con la pioggia?

-Si,sempre....

-Mii camminare fa bene alla salute....ci sta assai di tempo??

-Caputo!! Ma che chiede..non ...siamo qui per ascoltare la storia della sua vita ma per capire che vuole...ma poi lei che si intromette??
Ha controllato??

-Sissi,regolare da 4 anni......

-Vada per favore....
Prego Amir continui...

-Io fare sempre strada di statale piedi...

-Ecco,scusi,un attimo....volevo chiederle questo prima che interrompesse...vabbe.
Perchè non usa una bicicletta?

-Io fatto ma ora tutta scassata.
Machina preso me e fatto volare.

-Un auto l'ha tamponata??
Ha visto la targa....l'autista si è fermato??

-Io visto auto ferma in buio....io grida e corruto all'auto...ma loro via...

-Vuole denunciare quindi l'incidente....ok.....Caputo!

-No incidente!Io denuncia ora mia morte....

-Comandi!!Le serve il supporto?

-Si un attaccapanni mi serve!

-Subito,arrivo...

-Caputo,ma che ha capito!E' in tono sarcastico!

-Ah non è in magazzino??

-Vada non serve piu...vada....
Allora Amir.....che significa la sua morte??

-Io cammina ogni sera in statale buia e auto preso bicicletta...altra auto preso braccio con specchietto e fatto male tanto...non lavorato due jorna.Io bisogno soldi per famiglia,pititto....

-Capito,continui....

-Io quindi lavora per forza in sfaccio machine e qualche sera auto ammazza me!
Strada tutta buia,niente luce e io paura morire....

-Quindi lei ha paura di morire sulla statale poichè è al buio...non è illuminata…

-Si

-Non capisco il senso della denuncia.
Vorrei capire,visto che non credo lei sia qui per scherzare o prendermi in giro.

-No,no...serio...importante...

-La statale purtroppo non ha luminarie ed è al buio…

-Si si lampioni c’è ma spente…..non capisce.

-Si,concordo…vero è,non sono addumate……

-Caputo,per favore….vada!

-Insomma….non puo’…..non puo' usare il bus....?

-No soldi...famiglia...pititto...

-Ok pititto...ho capito...

-Io paura muore e mia famiglia non sapere e mia giustizia muore pure...Io adesso ancora vivo e quindi io denuncia prima e mia morte “elle sera la responsabiltè des politiciens” che lasciato strada cosi....

-Non capisco….il francese...

-Commandante disse che "sara' la responsabilita' dei politici"....

-Caputo...lei....???...era dietro la porta.......? Grazie....

-Si,responsabili di mia morte....Io cammina di lato ma machina non vede,strada troppo buio e io troppo nero.
Auto non vede strada,non vede me e io poco spazio cammina.....
Io qualche sera muore strada e poi trova me morto domani mattina.....
Io allora chiedo ora giustizia per mia morte...io dico.....”je l'ai dèjà dènoncè....!”

-Caputo....lo so che è la' dietro...

-Io l'ho gia' denunciato...

-Resto sconvolto....Comunque io non posso...non credo sia possibile....

-Io diritto,mia famiglia diritto.....io muore per......minnifutto amministrazione!

-Vuole dire.....in italiano.....inadempienze dell'amministrazione.....

-Si nessuno futti nenti...qui Europa pensava meglio di mio paese.....Perchè auto cammina in strada buia buia?
Perchè auto corre in strada buia?
Perchè luce spenta?!
Io muore per questo.....??
Io muore perchè povero e lascia come cane di fianco strada....

-Mi dispiace...io,sia da uomo che da pubblico ufficiale,non so che dire.....

- Comandanti lei lavora per stato che frega di te,di me e di cittadino...io per questo denuncia...io denuncia mia morte ora......io voglia giustizia...

-Capisco...io non so che dire...posso fare una segnalazione...

-No prego,per favore,per mia famiglia tu fa me denuncia per mia morte.....prego...!

-Caputo,venga...si sieda al computer e scriva....

-Amir sono addispiacciuto per tutto e puru si mori.....

-Caputo,facciamo un verbale....

-In data odierna 30/02/2018 si presenta in questa stazione dei carabinieri il Sig. Amir N'sahra.......tenga il foglio di prima...

-Grazi

-....denunciando una grave carenza di sicurezza sulla statale ed incuria delle luminarie nel tragitto da lui percorso.
Il sopracitato infatti si sposta sulla statale a piedi,percorrendo il bordo stradale,per motivi di lavoro....imprecisati......

-Io denuncia anche questo ma io voglio foglio di denuncia di mia morte..cosi' polizia trova documento di giustizia per mia morte....colpa di loro che frega di cittadino onesto che lavora........Lavora nero perche’ voi detto,perché voi volere!
Voi italiani abituati tutto questo ma io pensava “que c’ètait mieux que dans mon pays...qu’il y avait la une civilisation”...io sbagliato!

-Capitano.....

-Non ce bisogno,ho capito lo stesso.....Scriva Caputo….

-Amir N'sahra denunciando quanto sopra,fin da oggi si dice certo che vi siano altissime probabilita' che una di queste sere lui possa morire a causa di un incidente stradale,di un auto che non vedendo bene la carreggiata buia possa investirlo al bordo strada.....

-Comandante...ma ...si puo' scrivere accussi'....??

-No,pero' me ne assumo io la responsabilita'......a volte bisogna andare al di la' del consentito per capire cosa stiamo sbagliando e cosa non abbiamo capito davvero.....

-Come vuole lei.....purtroppo non accapiscio....

-.....quindi fin da ora denuncia che a causare la sua morte sono tutti quei politici ed amministratori che non hanno adempiuto al loro dovere,responsabilita' e compito di controllo a tutela ed incolumita' del cittadino.
Il giorno stesso della sua morte tutta questa gente rispondera' di quanto accaduto.

-...accaduto,punto.Altro?

-Aggiunga le generalita' nei campi appositi......

-Dove?

-Generalita'!..I dati anagrafici.....

-Io porta con me sempre questa denuncia,per giustizia di me e di mia famiglia.....

-Mi dia la denuncia Caputo cosi' la firmo......alla presenza dell'appuntato....Caputo?Si è aggiunto come testimone nella denuncia..?

-Si,non ho accapito bene quello che mi disse sulle cose giuste che abbisognano al di la' .....ma saccio che Amir avi arraggioni...chista non è civilta!

-Grazie,tu capo buono e saggio...tu buono capo per cittadini.....tu capisci gente....

-Ecco prenda.....ecco la sua denuncia.....

-Grazie,io voglio vivere onesto e se muoio,io volere giustizia di uomo onesto.....

-Tutti vorremmo onesta’ e giustizia ma non siamo capaci di mantenerla......

-Comandanti ma perchè la statali è al buio e non si avvede niente,non ci fossero le luci accapissi ma ci sono!.....

-Questo è il mistero della nostra città ma soprattutto dell'Italia intera!
I disagi,gli scandali,le inadempienze esistono dove vi è possibilita' di miglioramento ma non si attua regolarmente.
Sono i simboli del nostro insuccesso,devono esistere per noi poterci sentire palermitani e quindi vittime giustificate della nostra incapacita'.

-Io potere andare?

-Si Amir....e grazie per quello che ha fatto.....

-Capitano,perchè lo arringrazio'??

-Perchè lui credeva nel nostro paese e nella civilta' che vanta di possedere e ne è rimasto deluso.
Ma ama la vita,una vita onesta e per questo importante e se lui muore in questa maniera allora pretende giustizia,pretende civilta' dove non ve ne è.
Noi cosa amiamo?Noi cosa pretendiamo??
Solo un ipocrita vita civile ed un abituale lamentela che poi dimentichiamo per assuefazione sociale.

-Non accapi’ ma lei ha la mente allitrata...

-Tranquillo non sei l'unico....io adesso grazie ad Amir vorro’ la mente libera....

-Tutti dovessero denunciari....

-Si,denunciare a noi stessi la giustizia che non capiamo e che non sappiamo amare.


LA MORALE NON ESISTE


In ogni tipo di società civile non dovrebbe sussistere una morale collettiva o pubblica volta a dare identità alle genti ma devono esistere solamente delle mutabili regole civili aderenti alle logiche sociali ed alle praticità umane di quel determinato periodo storico.
E comunque esse diverranno necessariamente ed inevitabilmente mutabili.
La morale ha senso di esistere solamente in ambito puramente privato, silenziosa, anonima e puó divenire immutabilmente solida o costantemente incoerente a se stessa.
In entrambi i casi scorrerebbe tranquillamente nelle decisioni ed azioni sacrosante e libere di quel singolo uomo.
Un uomo libero di applicare la sua salda o mutevole morale sulla vita che gli viene innanzi.
La morale gode di una naturale libertà purché non invada la libertà altrui, non la morale altrui.
Non si deve assolutamente stravolgere la vita altrui con l'agire insistente e reazionario della propria morale.
Cosi cesserebbero le sue prerogative poiché perderebbe il fondamentale e distintivo carattere puramente privato e di esclusiva appartenenza.
La morale non influenza e non si fa influenzare dalle azioni ed equilibri sociali..
La propria morale potrà forse sodalizzare con altre simili ed uguali (come parallele che scorrono vicine) ma vista la sua natura potenzialmente incoerente e liberamente instabile non esiste nessuna logica che debba raggrupparla in un unico storno di condivisione pubblica.
Poiche' ció forzerebbe la natura del suo essere ed esistere, ingabbiandola inevitabilmente dentro invisibili limiti di ristrettezza ed uguaglianza che depauperebbero e stravolgerebbero la purezza e libertà del suo evolvere e rinascere.
Una morale infatti si evolve e rinasce allo stesso momento ma dentro una gabbia invece fermenta in dottrine e fedi stagnanti funzionali alla deformazione della realtà sociale ed alla corruzione della libertà del pensiero umano.
La morale non è democratica ma insindacabilmente autonoma e rispettosa della liberta' altrui seppur liberamente irrispettosa ed indifferente verso le ideologie e schemi sociali.
La morale é esclusivamente privata,salda o instabile ma sempre libera di volare da un lato all'altro delle logiche e follie umane.
In natura non ci sono regole ed abitudini morali, non possono esistere in un equilibrio anonimo e silenzioso quale la natura.
Equilibrio logico ma orfano inconsapevole delle regole logiche di un collettivo sociale. 
Tutto si muove spinto da un libero istinto di sopravvivenza naturale e rispetto umano.
La società civile si autorganizza con regole ed abitudini dettate da necessità strategiche e convenienze momentanee.
Spesso la morale viene influenzata e manipolata da queste regole ed abitudini ma puramente per convenienza sociale e sfruttamento ideologico.
Così facendo si contraddice e si dimentica il diritto acquisito ed ormai accessibile di libertà e democrazia alla quale la società ha tanto aspirato.
A volte la societa' sfrutta la democrazia e ne avvilisce la morale illudendoci possa servire per mantenerla.
La liberta' non segue nessuna morale anzi democraticamente la ignora.
Si è sognato la democrazia per poter essere finalmente liberi di pensare e di fare.
Anche la libertà é intima e privata purche' non danneggi la libertà altrui. Detto questo la morale non ha obblighi ed abitudini, non ne esistono in natura e quindi per questo è socialmente libera e neutrale.

La terra che ci scorre nel sangue profuma di ricordi perduti
Da una storia 1/4 vera

Una strana evenienza mi coinvolse una mattina di agosto,una mattina arida di vento e silenziosa di cicale che tutto avvolgeva quell'ozioso paesino,minuscolo puntino che opaco si intravedeva nella campagna siciliana come un cespuglio nel terreno stepposo.
Conteneva circa 1500 anime purganti dimenticate dal mondo ed ignorate dalla storia e dal suo scorrere.
Quella rimasta era infatti gente che controvoglia si allontanava da quell'isola-villaggio che galleggiava sul tempo e si bagnava di antiche abitudini,germogliate e radicate in quell'arido terreno che costituiva cosi morbosamente e necessariamente l'unico senso del loro esistere.
Quella mattina non era diversa dalle altre,mentre leggevo il giornale vidi comparire innanzi a me,cosi dal nulla,un massiccio anziano signore che mi osservava con quella sua faccia spigolosa e quegli occhi vivi ed azzurri.
Mi fissava, mi guardava e mi interrogava con mille pensieri che rimbalzavano dentro la testa e scoppiettavano dentro i suoi occhi.
Presi un lungo respiro e mi tuffai verso di lui.
"Buongiorno, assa mi ricissi?"
"Buongiorno é per caso lei il signor Campolo?
Quel suo accento torinese stonava e spiazzava, visto che usciva fuori da quel viso contadino,scuro e nerboruto e si riusciva a percepire un celata cadenza siciliana.
"Si, per cosa mi cercava?"
"In realtà io cercavo suo nonno Calogero...... ma....."
"..... buon anima, ci ha lasciato da tanto ormai...."
"Infatti, ma lei va benissimo visto che é il nipote........la famiglia é la stessa"
"Le hanno detto bene....."
"Passiamo al dunque!" con un espressione più seriosa e preoccupata "Suo nonno ci aveva promesso che avrebbe sistemato tutto definitivamente e per sempre!
Ma così non é andata!
Adesso.....dico.....che professionalità é questa?
Visto che lei è della stessa famiglia e gestisce anche lei lo stesso ufficio,é in dovere di risolvermi questa spiacevole grana!
Ce lo deve proprio!!"
Era risoluto ma la sua pareva piu' una finta rabbia contenuta da un palpabile senso del rispetto.
"Guardi con calma possiamo risolvere tutto nei limiti delle mie possibilità ovviamente.
Ma poi lei mi parla di mio nonno, del suo operato e del lavoro che svolse decine e decine di anni fa.
Mi sta dicendo in maniera generica che voi,non so chi,avete subito un disservizio da parte di mio nonno che si sta palesando adesso e quindi ora venite a renderne conto a me che sono il nipote, il quale casualmente lavora nello stesso ufficio anagrafe??!!"
" Sissignore! "
" Allora guardi, io per rispetto della sua età e per la fiducia che nutro nello sperare che lei abbia davvero una seria richiesta da farmi,con gentilezza le chiedo di farmi capire meglio e spiegarmi tutto.
Mica ca è putia e iu sugnu u putiaro!
Il tempo lo abbiamo poiché me ne avanza ogni giorno,sono sicuro che non andra' sprecato ascoltando ciò che ha da dirmi di importante.
Mi dica....... ah ma prima di tutto, lei chi é? "
" Signor Campolo la sua richiesta è lecita e lei é un educata e degna persona"
"Grazie, si sieda...."
"Io mi chiamo Ernesto Galofaro e vivo ad Ivrea  ma sono nato qui a Cusasira,non so se per caso o per destino.
Certo non c'era messo nascessi qui.
Mio padre mi portò via dopo la morte di suo padre avvenuta pochi mesi dopo la mia nascita"
"Garofalo?! Chiddi della Piana secca?
" Non più,Galofaro mi chiamo"
"Scusi un attimo, giusto per capire meglio, sa deformazione professionale, mi faccia guardare l'archivio telematico.
Galofaro Ernesto.
Ecco.
Ecco qua..... nato nel 45 da fu Michelangelo e Caterina Crapanzano"
"Sissignore eccomi qua, poi ci furono altri due fratelli nati al nord.
Ma è come se lo fossi anch'io,infondo.
Questa é tutta la storia della famiglia Galofaro e ciò che resta"
"Non ha parenti qui?"
"No! Morti mio nonno Bastiano e mia nonna Assuntina,qua non c'era più nessuno"
"Ah capisco, sicuramente Bastiano era figlio unico ed i parenti tutti emigrati!
Capita in paesini come questi scordati dal Signore dove c'é solo la terra come sostentamento.
Chi ha potuto é scappato"
"Niente affatto, mio nonno aveva quattro fratelli ed i loro discendenti erano e rimasero aggrappati a queste maledette terre, aride come la gente che le brama e le custodisce gelosamente.
Ma quella é un'altra famiglia, un'altra razza, non ha niente a che fare con la famiglia Galofaro"
"Signor Ernesto, io la sto ascoltando ed ho grande stima per la sua figura ma mi deve spiegare, visto che ormai abbiamo iniziato questo dialogo surreale del quale ancora non conosco il motivo e lo sviluppo, come é possibile che dei fratelli siano di famiglie differenti.....di razza differente"
"Invece é proprio così..."
"Quindi anche se siete tutti Galofaro suo padre appartenne ad un'altra razza, come dice lei?!"
"Ecco é proprio questo il punto, quella famiglia si chiama Garofalo ma la mia razza si chiama Galofaro.
Mio nonno si faceva chiamare Galofaro seppur sulla carta era Garofalo e mio padre fu ufficialmente Galofaro ed appunto i fratelli di mio nonno e la loro discendenza erano Garofalo!
Mio padre,io ed i miei fratelli fortunatamente siamo Galofaro.
Semplice, come vede due famiglie ben distinte, non sono la stessa razza!"
"Signor Ernesto, io sono pacienzuso ma lei mi sta confondendo e mi sta facendo dubitare della sua buonafede.
Lei mi vuole vendere per buono ca dei fratelli si acchiamano con cognomi differenti ma simili.
E non sono figli di padri diversi e madre uguale allora lei mi sta coglionando.
E poi resta sempre la domanda : che c'entra la bon'anima di mio nonno?? "
" Allora,io non voglio che lei si adduma come un cerino e se le è rimasta ancora pacienza le spiegherò tutto"
Mi quietai e mi preparai a questo viaggio nella storia di quella assurda ed anzi strana famiglia che ebbe come palcoscenico il paese di Cusasìra.
"Un tempo mio nonno Bastiano faceva di cognome Garofalo come anche i quattro fratelli di mio nonno.
Tutta la famiglia godeva dell'importante lascito concesso al nonno dal Conte di Fitalia,questo era cresciuto nella sua cascina e gli fu fedele servitore, più devoto dei nipoti che attendevano di spogliarlo di tutti i suoi beni, del feudo desolato ma esteso di Piana secca.
Un enorme distesa di steppaglie e rocce che poteva comunque essere lavorata e sfruttata.
Il loro nonno mise su una coltivazione di mandorli ed ulivi ma quel terreno era difficile da lavorare e carente di acqua.
Dava i frutti necessari per poter sfamare a stento la famiglia.
Mio nonno non si poteva persuadere che quell' immenso feudo fosse grande a matula e che agli occhi di tutto il paese era stato più un supplizio che una fortuna.
Come fosse una donna sterile.
Ma quella terra poteva essere ingravidata diversamente,poteva diventare fertile.
Ma il padre e gli altri figli non volevano che si toccasse loro quel feudo che nonostante tutto dava orgoglio e lustro a quella famiglia.
Erano dei possidenti terrieri, possedevano un feudo tutto loro.
A maggior ragione del fatto che il padre affitto' a gabella alcuni appezzamenti centrali, visto che da soli,con il loro lavoro,non riuscivano a monetizzare abbastanza.
Pero' mio nonno si era convinto che un feudo cosi grande dovesse avere nel sottosuolo un filone di acqua sicuro, le montagne non erano lontane.
Ed altri terreni ancora più lontani da esse, erano floridi.
Si doveva scavare e più a fondo di come provo' a fare il Conte.
Il terreno era una distesa di terra e pietre e diveniva dispendioso e faticoso spietrarlo come si fece per gli alberi piantati anni fa.
Senza dire nulla alla sua famiglia si mise sul dorso di un mulo e raggiunse il paesone di Glufi ai piedi dei monti.
Lì cercó la piu' grande ditta edile e parlando con il capomastro propose di offrirgli gratuitamente una fornitura di buona pietra fino al suo esaurimento.
Unica condizione era che fossero loro a provvedere all'estrazione ed al trasporto.
Tutto questo senza danneggiare o impedire le colture che li si sviluppavano.
Ed inoltre ad esaurimento della fornitura, con i loro mezzi più sviluppati, avrebbero scavato un pozzo.
Allora cosi iniziarono a spietrare il terreno e per cinque anni la ditta edile si rifornì gratuitamente di ottima pietra.
Ma tutto ciò non fu così facile e ben accetto.
Quando la famiglia seppe di quell'accordo ci fu il Viva Maria!
Nessuno poteva accettare che estranei facessero il loro comodo, entra ed esci come i padroni.
Derubando qualcosa dalla loro terra e per giunta senza pagare nulla.
Che figura avrebbero fatto con i piccoli gabellotti al servizio di quel feudo derubato!
Che vergogna dava a quella famiglia che aveva conquistato tanto lustro.
Aveva macchiato il buon onore di quella famiglia che appunto per questo non poteva permettersi altro fango venendo meno a quell'accordo fatto, a quella parola data. Quindi a corna calate subirono per cinque anni quell' umiliazione.
Mio nonno venne tenuto ai margini della famiglia ricevendo il sostentamento basilare ed un freddo rispetto, salvo per la madre che in cuor suo capiva il comportamento di quel figlio ingegnoso e con gli occhi pieni di vita.
La madre lo capiva e lo aiutava in silenzio.
Durante quei cinque anni mio nonno si fidanzo' ma non poteva sposarsi perché oltre a non ricevere il sostegno della famiglia non aveva sufficiente denaro nonostante la blasonata proprietà.
Quindi sperando tempi migliori e nuove opportunità la famiglia si ritrovo' un infinita distesa di terra setacciata e bella tratturata, liscia liscia e bella ossigenata, solo in attesa del tanto sperato pozzo.
Come pattuito quei giorni vennero e grazie all'esperienza dei mastri e le loro strumentazioni si scavo' un bel pozzo che pescó la vena giusta, quella di un torrente sotterraneo.
Fortunatamente la famiglia terminó quell'ammutinamento e si riavvicinó al figlio ribelle.
Finalmente quel feudo poteva divenire verde e florido grazie all'abbondante acqua del provvidenziale pozzo.
Ma a mio nonno macinava il cervello dopo aver visto le potenzialità della tecnologia e come grazie ad essa si poteva evitare di faticare come bestie sotto il sole.
Riunì tutta la famiglia e con entusiasmo spiegò che la loro fortuna non sarebbe venuta dal terreno ma dal suo sottosuolo.
C'era abbondanza di acqua e loro sarebbero divenuti imprenditori, avrebbero fornito l'acqua a tutti i terreni circostanti.
Inizialmente nessuno voleva rinunciare alla possibilita' di vedere fiorire il proprio feudo, addobbarlo di distese di coltivazioni ed innalzarlo a gioiello e vanto della famiglia. Un immensa coltura simbolo di abbondanza e ricchezza per quella famiglia di benestanti possidenti.
Certo vi era tanto lavoro da affrontare con scarse risorse economiche ed incerte possibilità di immediata riuscita. Nessuno poteva scommettere se dopo gli sforzi i raccolti avessero ripagato tutto.
Ed in quanti anni?
La madre intanto pregava per quelle sciagurate teste e sperava ascoltassero quel figlio vivo ed intelligente.
Mio nonno prospetto' grandi ricavi ed immediati.
Ne era sicuro.
Stavolta vollero ascoltarlo.
Si trattava di fare vari pozzi che bloccassero di volta in volta la vena del torrente fino ad avvicinare il flusso al livello del terreno.
Da li avrebbero incanalato il flusso in delle gebbie.
Dopo si sarebbero rivolti verso il monte scavando dei pozzi cartesiani e dei mulini che avrebbero distribuito l'acqua altrove.
Importante era l'acquisto di strisce di terre ai piedi del monte.
Tutto questo avrebbe avuto un costo, dovevano sacrificare parte del feudo o meglio le parti esterne. Venderle per far cassa, per un fine importante.
Assicurò che avrebbero ricompattato il feudo.
Con le vendite acquistarono i nuovi terreni e con il prestito bancario che affrontò mio nonno misero su tutta la struttura e la strumentazione per estrarre e distribuire l'acqua.
Misero su insomma quella nuova impresa.
E dopo tre anni i lavori terminarono ed anche i sacrifici economici ed i pranzi a pane e cipolla.
Gli impresari Garofalo divennero gli unici fornitori d'acqua di quei territori, coprendo km e km di terreni con le loro acque.
Chiunque poteva adesso sviluppare le proprie colture grazie a quella dolce acqua che peró veniva venduta salata.
Erano gli unici e si facevano pagare.
Nessuno di loro toccò più una zappa e se ne infischiarono pure del feudo.
Diedero tutto in gabella e tennero solo un appezzamento come giardino per il nuovo baglio e palazzo patronale.
Mio nonno aveva guidato quel branco di asini verso il benessere.
Erano la sua famiglia e si sentiva orgoglioso di averla salvata da quella bigotta stupidità e da un futuro misero.
La madre ringraziava ogni giorno il Signore di avergli dato quell'ultimo figlio.
Era già il 1916 e la guerra esigeva soldati, la patria reclamava morti.
Togliendo le due figlie femmine già destinate allo zitellaggio salva-dote, il maggiore esonerato come primogenito ed il secondo figlio zoppo ed inabile al reclutamento, restava solo Bastiano abile alla guerra.
La sera prima della partenza i fratelli riuscirono a trovarlo ed acciuffarlo dopo il suo tentativo di renitenza.
Dicevano loro che un disertore ledeva l'onore della famiglia ma infondo volevano solo liberarsi di lui adesso che tutto era sistemato, l'ingranaggio ben oliato ed avviato.
Questo benessere li aveva resi più cattivi e malandrini, come animali stupidi ma feroci impararono a difendere in qualsiasi modo la loro preda.
Mio nonno baciò la madre straziata dal dolore ed abbraccio la sua promessa sposa Assuntina.
Mio nonno partì ma dopo il 1918 non tornó.
Cosa accadde?
Durante la guerra mio nonno scriveva alla madre e ad Assuntina.
Venne mandato in Libia.
Dopo un paio di mesi Assuntina non scrisse più e la famiglia gli scrisse che Assuntina era morta di spagnola
Nel frattempo pensarono bene di corrompere e poi minacciare l'impiegato postale.
Le lettere della famiglia poi cambiarono tono e sensibilità. Un anno dopo arrivó una strana ed apocalittica notizia.
L'impresa era fallita, il torrente si era prosciugato ed i carabinieri avevano appurato che quell'acqua apparteneva agli eredi del Conte ed anche del comune.
Tutti, anche la banca, lo avevano denunciato e la sua famiglia per vergogna e paura tutta stava emigrando in America.
Gli consigliavano ed anzi gli facevano obbligo di non tornare sia per i rischi legali e sia per l'immenso fango gettato sulla sua famiglia.
Che si restasse pure a lavorare in Libia o in qualsiasi altra parte del mondo purché stesse lontano dalla Sicilia.
Mio nonno,dopo le dolorose perdite e delusioni, nel 1919 dalla Libia voleva recarsi in Germania in cerca di nuove possibilità e specializzarsi ancor meglio nei lavori di ingegneria pubblica a cui partecipò in Libia con il genio militare.
La nave dall'Africa attracco' a Catania e da li ne sarebbe ripartita un altra per Amburgo.
Il richiamo della propria terra era forte, era a due passi dal suo paese.
Erano passati degli anni, il suo volto era cambiato e si era ricoperto di peli, in inverno coperto di roba non lo avrebbe certamente riconosciuto nessuno.
Solo una passeggiata di un paio di ore e sarebbe riscappato verso il porto di Catania.
Dopo un viaggio tra provinciali e trazzere su corriere e carretti mise piedi a Cusasìra.
Già l'Ave Maria richiamava i contadini alle case, tanti contadini.
I terreni si coltivavano ancora.
Chissà se la sua vecchia impresa era stata ripristinata visto la sorprendente e provvidenziale acqua nel sottosuolo.
Le campagne per la prima volta erano divenute floride e produttive grazie a quell'acqua che a chiunque appartenesse era stata donata dal Signore per il bene di tutti.
Per questo era giusto che l'impresa con i suoi canali distribuisse ancora acqua.
Eccola infatti.
I mulini, i canali, le gebbie attorniate da uomini e carretti. Mio nonno era felice ed ormai poteva anche tornarsene al porto, nonostante dovesse riaffrontare il fresco ricordo di quello straziante viaggio.
Ma ne era valsa la pena.
Mentre camminava verso il punto di noleggio del carretto una voce curiosa lo invitó a farsi dare un passaggio.
Allora mio nonno, piacevolmente colpito, ringraziò e voltandosi riconobbe il fratello.
Quello sorrise ma pian piano stringendo gli occhi e sciogliendo il sorriso si tramutó il viso in una maschera della commedia greca.
Mio nonno dopo aver gridato "Cosaa inutili chi siti tutti!!" come un pazzo si diresse verso casa di Assuntina.
Lì inizió a bussare come un pazzo.
Assuntina aprì e lui la bació davanti alla sua famiglia
 "Ti giuro davanti a Dio che ti sposo ma adesso datemi un fucile".
Il padre guardó il muro, mio nonno entro', lo afferró e scappo' via nonostante le urla della frastornata Assuntina. Dopo quattro anni il fidanzato Bastiano era li' sano e salvo.
Assuntina non volle più fidanzarsi,almeno se non avesse visto il cadavere o la tomba di Bastiano.
Mio nonno non sapeva nulla di tutto questo.
Intuito tutto gli scese il sangue davanti agli occhi!
Con il cuore che gli rimbalzava fuori dal petto, arrivó nell'atrio del baglio dove in maniera agitata, convulsa e violenta i due fratelli conversavano con il padre.
Pazzo di rabbia e tremante di fatica mio nonno punto' il gruppetto, mia nonna con gli occhi felici buttó un urlo disperato che fece sussultate e rabbrividire mio nonno che sparó verso quelle facce tramutate dalla paura e disperazione.
Il primo colpo prese il fratello sano sulla gamba, il secondo fece saltare la coppola a quel cane degenerato del padre ed al terzo il fucile si inceppó.
Mentre mio nonno si stava avventando contro quei disgraziati alcuni uomini lo bloccarono e neutralizzarono.
Ci vollero cinque persone per renderlo innocuo.
I feriti volevano lo impiccassero per sbarazzarsene definitivamente, ringhiando minacciosamente agli uomini li convinsero ad incaprettarlo.
La madre urlando come una forsennata inizio' a graffiarli ma il marito la gettó in terra dove svenne e rimase ignorata.
Mio nonno per l'irrefrenabile furia si laceró bocca,lingua e mani.
Mentre la corda gli passava per il collo entrò la camionetta dei carabinieri.
Assuntina convinse il padre a mandare i carabinieri al baglio Garofalo dove Bastiano era sicuramente diretto.
La corda al collo scomparve ed i carabinieri lo liberarono ma lo tennero comunque bloccato.
La madre morì quel giorno, il padre ed i fratelli vennero condannati ad un rimborso economico ed alla cessione di parte dei terreni.
Mio nonno sposo' finalmente Assuntina ma non volle andare via dal paese, voleva umiliare la sua disgraziata famiglia, riscattare il suo di nome,li avrebbe ripagati confermando il timore che avevano di lui.
Gli avrebbe portato via tutto.
Questa adesso la sua vendetta.
Prese i terreni ai piedi dei monti.
Aprì l'Impresa Ninetta Acque Cusasira, in memoria della madre.
Chiuse e bloccó il vecchio ed unico flusso di acqua che riforniva la sua vecchia impresa.
I mesi passavano ma pochissimi contadini compravano la sua acqua e nonostante avesse messo su un eccellente bacino di raccolta e distribuzione non arrivavano nuove richieste.
La sua vecchia ditta era ancora in attività e florida.
La disgraziata famiglia aveva minacciato tutti i contadini con metodi criminali,soprattutto grazie a delle nuove alleanze malavitose intrecciate negli anni.
Grazie ai soldi e favoritismi scavarono altri pozzi piu' profondi e trovarono altri torrenti abbastanza importanti. Queste notizie crearono pian piano un clima di sconforto e delusione in mio nonno,proprio nel momento in cui doveva festeggiare e rallegrarsi per l'arrivo di Michelangelo. 
"Sono rimasto ad ascoltare l'interessante storia della sua famiglia e credo di aver capito adesso il perche' dei due cognomi ma ancora non capisco bene le dinamiche che coinvolsero mio nonno"
"Suo nonno all'epica della nascita di mio padre era fresco fresco assunto come impiegato comunale dell'anagrafe ma già praticune perché bazzicava l'ufficio con suo padre.
Adesso pare evidente che suo nonno abbia canciato le carte dei documenti e stracanciato i cognomi"
"Si, questo é plausibile e lo avevo ipotizzato anch'io.
Ma a sto punto vossia cosa lamenta se mio nonno fece tutto e preciso nonostante trattasi di intrallazzo che oggi farebbe andare in galera?
Infondo mettendo la scusante dei tempi storici e la differenza di controlli potrebbe passare come una bravata innoccente o una distrazione casuale. "
"Come??!Suo nonno ci promise che mio padre sarebbe stato senza storia, senza famiglia ed avi, sarebbe spuntato dal nulla ed avrebbe creato un nuovo ed unico ramo di una nuova famiglia.
Ma oggi quella promessa viene a mancare!"
"Prima di chiederle perche' la promessa non sia stata mantenuta,a me preme capire ed approfondire perche' mio nonno si prestó a questo illecito benevolo.Lei lo sa?"
"Bene,le concedo questa dovuta confidenza.
Suo nonno fondamentalmente capì lo stato d'animo di mio nonno e condivise con lui quella rabbia e stizza verso della gente brutta ed ingiusta.
Lui lo aveva appurato a sue spese, pochi anni prima il padre venne assassinato poiché non volle cedere ai ricatti ed imposizioni di quella gente criminale che proteggeva e curava gli affari della famiglia Garofalo.
Non li volle assecondare in un sporco affare che riguardava terreni da espropriare a povera gente.
Così venne ucciso e nonostante in giro si sapesse,la giustizia sentenzio' che ignoti briganti lo derubarono e lo uccisero.
"Ah non sapevo questa storia sul mio bisnonno.
Non le nascondo che approfondiró questa faccenda. Quindi mio nonno aveva le sue ragioni per aiutare ed assecondare il suo.
Il ricordo che ho di mio nonno era di una persona buona e tutti lo dipingevano come una persona corretta.
Grazie per la spiegazione."
"Prego. Ma adesso mi deve chiedere l'altro perché"
"Si. Perche' lei é dovuto tornare qui?
Perchè la promessa è disattesa?"
"Bene.Due perchè ma per la stessa risposta.
Un mese fa io ed i miei fratelli ricevemmo una carta dal tribunale di Cusasira qualemente eravamo destinatari dell'eredita di quelle terre.
Noi increduli non capivamo cosa poteva legarci ancora a quelle terre lontane sconosciute e rinnegate dalle nostre memorie.
Purtroppo solo la mia carta di identita' ne era macchiata a vita.
Dopo aver approfondito la questione ci spiegarono che un certo Filippo Garofalo era morto senza eredi e che noi tre Galofaro eravamo gli eredi piu' prossimi per parte di padre.
Trattavasi di un nipote di un fratello di mio nonno.
L'ultimo esemplare di quella disgraziata stirpe scompariva con questo.
Lasciava ancora buona parte di quell'originale appezzamento che il suo bisnonno ed i suoi figli avevano derubato a mio nonno e scippato criminalmente alla povera gente.
Il destino non conosce la dilatazione del tempo e la giustizia non risente degli effetti del suo scorrere, cosi dopo tantissimi anni quella stirpe scompare e quei beni rubati ritornano dalla parte giusta, nelle mani della famiglia che le meritava.
Il destino é strano.
Ovviamente mio nonno non c'è piu' da parecchio ed anche mio padre è scomparso da un po' ormai.
Io ed i miei fratelli non sentiamo nel sangue e sulla pelle quel brivido di soddisfazione o quel prurito di orgoglio,questi non hanno mai fatto parte della nostra vita e dei nostri ricordi.
Siamo una famiglia nata pura e nuova senza passato e senza avi.
Niente ci lega a questa terra.
Mio nonno cambio' il cognome di mio padre e cancelló i ricordi di una famiglia sbagliata.
Adesso non posso sconvolgere ció che é stato eliminato. Non possiamo.
Non vogliamo quelle terre!
Suo nonno ce lo aveva promesso!!"
"Vossia ha ragione e mi sento di dirle che la capisco.
Ma mio nonno non poteva sapere e prevedere quel salto tecnologico che vi é stato in questo secolo,lo avra' intravisto suo padre ad Ivrea e lei in questi decenni come la tecnologia ha sostituito le persone e migliorato alcuni lavori.
Qui in comune e negli archivi niente si fa piu' con libroni, archivi e fogli.
Tutto é inserito in un computer ed il programma di lavoro gestisce archivi e documentazione.
Significa che incrociando i dati é uscito il lontano legame dei due cognomi che non è sfuggito al computer.
Può sfuggire ad uomo che fa errori piu' o meno voluti.
Ma non sfugge ad un computer.
Mio nonno le disse il vero e così sarebbe stato se oggi si lavorasse ancora come al tempo suo.
Io non posso fare piu' niente per mantenere quella promessa ma mi creda se avessi potuto l'avrei aiutato come fece allora mio nonno.
Aggiungo inoltre che oggi è un azione illecita."
"Io accapiscio quello che lei mi sente dire ma io sono qua davanti a lei.
Sta situazione si deve raddrizzare ed accomodare,per piacere.
Lei mi sembra la persona piu' adatta per aiutarmi.
Io qui non conosco nessuno, come fossi in un qualsiasi paesino nel mondo, lei é la figura piu' vicina alla mia persona, la piu' familiare in questo pezzo di mondo e quindi é l'unica persona che mi puo' aiutare.
Se non posso addossare colpe all'operato di suo nonno e quindi per riflesso lei non ha obblighi verso di me almeno per solidarietà ed umanità lei mi deve risolvere sta situazione.
E le ricordo spassionatamente la promessa di suo nonno,senza colpe si intende."
"Mi scusi alla fine il senso é sempre lo stesso, ci debbo spirugghiare sta situazione perché mio nonno volle aiutare il suo!
Allora mi ascolti io per umanità cristiana la voglio aiutare. Davvero mi creda e solo per questo non la poso,cosi di primo acchito.
Anche se ad ora non vedo soluzioni.
Ma il buon Dio dona consigli e la storia dell'uomo é piena di soluzioni inaspettate ed insperate.
Si dice la notte porta consiglio ma é solo che a mente rilassata e spensierata il cervello lavora meglio e pesca nelle parti piu' remote dell'ingegno umano."
"Che minchia significa giovanotto?"
"Signor Galofaaaroo caro, assignifica ca......ci vediamo domani ca matinata al.......monumento dei caduti in piazza."
"Chi ciura?"
"Si con i fior...... A domani signor Galofaro!!"
"Ma l'attrovo domani?"
"Si, parola di Campolo!"
"E su due volte........viremu sta vota...."
"Ah, chi cungnintura, buonasera."
La notte trascorse e fu silenziosa carica di odori secchi spalmati da un vento ozioso e caldo su quella nenia stanca e pigra dei grilli e cicale.
Accostato alle tarlate imposte Ernesto Galofaro scrutava quell'ignoto spettacolo che rapiva con malincuore la sua anima, si riscopriva incredulo, stupito di tutto ciò e temeva quell'innato legame dal quale la sua famiglia era sfuggita, non per destino ma per sconfitta.
L'orgoglio da solo non bastó a sviluppare una nuova stirpe salda e florida.
Il male non fu mai la terra arida e disgraziata ma il seme che generó quella cattiva stirpe Garofalo.
Infondo il cognome e gli antenati che lo portarono prima non avevano colpa per quei loro figli e discendenti disgraziati e coloro che lo portarono con infamia.
Infondo i Galofaro erano dei Garofalo che si distinsero per onestà e caratura morale.
I Galofaro furono la discendenza degna degli antichi Garofalo.
Ma quell'eredità appartenne invece ad una nuova generazione degenerata e per giusto contrappasso estinta.
E' pur vero che dentro quell'eredita'vi era ancora buona parte delle terre che il nonno Bastiano"Galofaro" si era conquistato con onestà, indebitamente sottrattegli. Purtroppo nonostante queste verità,ufficialmente risultava divenire adesso un lascito di quella parte di famiglia cattiva dalla quale il nonno fuggi' e che ripudió giustamente.
Ma adesso quelle terre ritornavano dalla parte giusta ma i fratelli Galofaro discendenti di Bastiano volevano mantenere le volonta' del loro nonno.
Ernesto,in quel luogo ed in quel momento,si senti' combattuto nell'animo poiché credette fermamente che quelle terre appartenessero per diritto al nonno,infondo furono sottratte e non poteva rappresentare affatto una vera e propria eredita dei Garofalo.
Pero' li' vi erano terreni e proprietà ottenuti con la violenza ed il sopruso a spese della povera gente di Cusasira .
Quelle proprietà facevano gola alla mafia che vista la familiarita' con i malaffari dei Garofalo la credevano loro proprietà.
Quella era terra contaminata dalla mafia e dall'arroganza dei Garofalo seppur originariamente terra sudata e benedetta dal nonno Bastiano e da altra povera gente disgraziata.
Non sarebbe stato meglio ridarla a chi la meritava?
A gente come il nonno che aveva sudato quella terra e voleva continuarci a sudare sopra per lavoraci e potersi sfamare.
E così tra tanti pensieri, odori e rumori si addormentó profondamente.
Il sole venne ad illuminare tutte le case e le genti sotto questo cielo.
Anche a Cusasira fece giorno.
Pieno di carte, libri e scartoffie varie,Campolo si dirigeva al monumento dei caduti, lì ad aspettarlo Ernesto con un fiore di Sulla ed uno di Luppino.
"Buongiorno Campolo, i fiori ce li ho portati come vede."
"Lei si susio con il babbio, tanto i pensieri me li ha scaricati a me che ho travagghiato tutta la notte per vossia e sta storia assurda."
"Il mondo é assurdo caro Campolo e noi dappresso. Ebbene.....?"
"Allora intervenendo retroattivamente si incontra un vizio nella procedura che non tiene conto della verifica oggettiva e testimoniata della registrazione all'anagrafe tale da rendere inconfutabile l'oggettiva familiarità del richiedente all'atto della registrazione e cosi facendo annulleremmo un indizio che salta certo all'occhio essendo accomunato dalla medesima origine e vicinanza geografica in modo che gli stessi suoi fratelli rafforzino la stessa origine sua che cosi sarebbe per tutti uguali e legati allo stesso cognome e luogo geografico di nascita...."
"Dopo retroattivamente mi confunnivi Campolo.
Qual'é u succu??"
"Insomma lei deve intraprendere un azione giuridica supportato dai suoi fratelli per affermare che suo padre in realtà é figlio della famiglia Galofaro ma adottato a parola e cresciuto da Bastiano Garofalo come un figlio.
Io le daró un documento dove si attesta che le cose stanno così e distruggeró l'originale.
Infondo nessuno dubiterà visto che state rinunciando ad un eredità di un sacco di soldi.
E creda che la cosa per me é abbastanza azzardata e li jammi mi fanno giacomo-giacomo.
Cosi chiudiamo sta storia e siamo pari.
E vossia e la vostra storia di famiglia ve ne ritornate lontano dove eravate."
"Ha detto bene,questa storia era lontana e sepolta dal peso degli anni e della distanza ma il destino scorre dentro gli atomi della vita e riscopre,senza capirne i tempi ed i luoghi,ciò che si credeva perso nel sangue degli uomini, miscelato dalle molteplici generazioni.
Ma dentro me scorre il sangue di mio nonno e dei Garofalo prima di lui, voglio o non voglio.
Cosi sarà inconsapevolmente per i miei figli ed i miei nipoti."
"Quindi????"
"Quindi non possiamo fare come dice lei."
"Ma sta babbiannu, mi fa fari u sangu acitu lei.
Ma cu ci a purtó??!!
E ca avi a fare??"
"Non posso rinnegare mio nonno e la sua storia.
Ma posso risistemare le cose e rimetterle come sarebbero dovute andare.
Ho capito che questa é l'occasione e la rivincita che mi si presenta.
Non c'è piú mio nonno ma ci sono io che sento e capisco quello che lui sentiva, in me scorre lo stesso sangue che scaldava la sua anima.
Qui su questa terra quasi si é sciolto e lo sento scorrere forte dentro me.
Una forza mai sentita e mai ascoltata."
"Signor Ernesto io non ho dormito per aiutarla e lei mi fa sballare e mi fa puro u filosofo...."
"Ha ragione ma creda respirando quest'aria ho capito cosa devo fare,adesso ho capito cio' che gia' sentivo leggero leggero come un fastidio,un prurito,un formicolio gia da ieri sera.
Ho capito cos'è la cosa giusta.
Io ed i miei fratelli doneremo le proprietà al Comune a patto che siano destinate ad Associazioni antimafia e ne possano usufruire tutte le vittime di soprusi e vessazioni dei mafiosi.
Sarà una realtà fresca e nuova dove legalità e correttezza verso la natura saranno le principali priorità.
E lei Campolo sarà il curatore, il direttore, il supervisore.... tutto ciò che vuole!
Queste le nostre richieste per la donazione."
"Ah!! Che colpo di scena!"
"Naturalmente tutte le scartoffie burocratiche e le spese di successione e donazione se le accollerà il Comune."
"Nient'altro??"
"Ah si, il nome : Feudo libero Garofalo-Galofaro."